La linfoistiocitosi emofagocitica (HLH) è una rara condizione caratterizzata da un’eccessiva attivazione del sistema immunitario. Attualmente sono in corso 5 studi clinici che valutano nuovi approcci terapeutici per questa malattia, utilizzando farmaci come l’etoposide, il ruxolitinib, l’emapalumab e l’itacitinib. Questi studi includono sia pazienti pediatrici che adulti, con forme di gravità variabile della malattia.
Studi clinici sulla linfoistiocitosi emofagocitica: panoramica delle ricerche in corso
La linfoistiocitosi emofagocitica (HLH) rappresenta una sfida terapeutica importante, richiedendo approcci innovativi per migliorare gli esiti clinici dei pazienti. Attualmente sono disponibili 5 studi clinici che stanno valutando diverse strategie terapeutiche per questa condizione grave. Questi trial clinici offrono nuove speranze ai pazienti affetti da HLH, studiando farmaci che agiscono su diversi meccanismi della malattia.
Studi clinici disponibili per la linfoistiocitosi emofagocitica
Studio sull’etoposide per pazienti con linfoistiocitosi emofagocitica grave in terapia intensiva
Località: Francia, Guadalupa
Questo studio clinico è focalizzato sulla linfoistiocitosi emofagocitica (HLH), un disturbo grave in cui il sistema immunitario del corpo diventa eccessivamente attivo e inizia ad attaccare i propri tessuti. Lo studio sta investigando l’uso di un farmaco chiamato etoposide, comunemente utilizzato nel trattamento oncologico, per valutare come possa aiutare a gestire questa condizione quando diventa grave e richiede cure intensive.
Lo scopo dello studio è confrontare due diverse strategie per iniziare il trattamento con etoposide nei pazienti con HLH grave. Una strategia prevede l’inizio precoce del trattamento, entro 12 ore dall’inclusione del paziente nello studio. L’altra strategia prevede di ritardare l’inizio del trattamento fino a 48 ore dopo, ma solo se le condizioni del paziente non migliorano. Questo approccio aiuterà i ricercatori a comprendere quale tempistica è più efficace nella gestione della condizione e nella prevenzione di ulteriori danni agli organi.
Criteri di inclusione principali: I pazienti devono essere adulti con diagnosi confermata di HLH (devono soddisfare 5 o più criteri tra cui febbre, splenomegalia, citopenie, ipertrigliceridemia o ipofibrinogenemia, emofagocitosi e iperferritinemia). Devono essere ricoverati in terapia intensiva con uno o più insufficienze d’organo, inclusa l’insufficienza circolatoria, respiratoria, renale o neurologica. Deve essere il primo episodio di HLH del paziente.
I partecipanti allo studio saranno monitorati attentamente per vedere come la loro condizione progredisce con ciascuna strategia di trattamento. Lo studio valuterà vari esiti, come il tempo necessario per il miglioramento dei sintomi, il numero di giorni trascorsi con supporto ventilatorio e la durata complessiva del ricovero ospedaliero.
Studio sul ruxolitinib come primo trattamento per bambini con linfoistiocitosi emofagocitica (HLH)
Località: Francia
Questo studio si concentra sulla linfoistiocitosi emofagocitica (HLH), una condizione grave che colpisce il sistema immunitario nei bambini, dove il corpo produce troppe cellule immunitarie attivate. Lo studio valuterà l’efficacia del ruxolitinib (noto anche come Jakavi) quando utilizzato come opzione di trattamento di prima linea insieme ai corticosteroidi nei bambini che hanno HLH primaria.
Il farmaco testato, Jakavi, è disponibile in forma di compresse in diverse concentrazioni (5 mg, 10 mg, 15 mg e 20 mg) e viene assunto per via orale. Lo scopo di questa ricerca è determinare quanto bene i pazienti sopravvivono fino a quando possono ricevere un trapianto di cellule staminali emopoietiche, che è una procedura in cui il midollo osseo danneggiato viene sostituito con cellule sane.
Criteri di inclusione principali: Età compresa tra 0 e 22 anni. I pazienti devono avere la sindrome HLH confermata attraverso una diagnosi genetica che mostri predisposizione all’HLH primaria o almeno 5 delle seguenti condizioni: febbre, milza ingrossata, conta bassa di cellule del sangue in almeno due tipi di cellule, livelli elevati di grassi nel sangue o proteine della coagulazione basse, presenza di cellule che consumano altre cellule del sangue, funzione immunitaria ridotta, livelli elevati di ferritina nel sangue e presenza di cellule immunitarie attivate.
Il periodo di trattamento durerà fino a 8 settimane, durante le quali i pazienti riceveranno dosi giornaliere del farmaco. La dose massima giornaliera che può essere somministrata è di 100 mg, e la quantità totale di farmaco ricevuta durante l’intero studio non supererà i 5.750 mg. Questo è uno studio di fase 2 che aiuterà i ricercatori a comprendere quanto sia efficace questo approccio terapeutico per i bambini con questa grave condizione.
Studio sul ruxolitinib e combinazione farmacologica per adulti in condizioni critiche con sindrome emofagocitica acquisita
Località: Francia
Questo studio clinico è focalizzato su una condizione nota come sindrome emofagocitica acquisita (HS), un disturbo grave in cui il sistema immunitario del corpo diventa eccessivamente attivo e inizia ad attaccare i propri tessuti. Lo studio sta investigando l’uso di un farmaco chiamato ruxolitinib, un tipo di farmaco noto come inibitore JAK. Questo farmaco viene testato per vedere se può aiutare a migliorare le condizioni dei pazienti con HS che sono in condizioni critiche e ricoverati in unità di terapia intensiva (ICU).
L’obiettivo è determinare se il ruxolitinib, quando utilizzato insieme ai trattamenti standard, può invertire meglio l’insufficienza d’organo rispetto ai soli trattamenti standard. In questo studio, i pazienti riceveranno ruxolitinib o un placebo, oltre alle cure abituali che riceverebbero per l’HS. Il periodo di trattamento con ruxolitinib è fino a 28 giorni.
Criteri di inclusione principali: Devono essere adulti di età superiore a 18 anni con sindrome emofagocitica acquisita (HS), ricoverati in terapia intensiva. Devono necessitare di trattamento per HS correlato a insufficienza d’organo, come dimostrato da un punteggio SOFA di 4 o superiore. Il punteggio SOFA è un modo per misurare quanto bene funzionano gli organi del corpo.
Lo studio monitorerà la salute dei pazienti, concentrandosi sui miglioramenti nella funzione degli organi e sulla sopravvivenza complessiva, nonché su eventuali cambiamenti nei sintomi correlati all’HS. La misura principale di successo sarà un miglioramento significativo nei punteggi di funzione d’organo dei pazienti dopo sette giorni di trattamento.
Studio dell’emapalumab in bambini e adulti con sindrome da attivazione macrofagica (MAS) che si verifica nella malattia di Still o nel lupus eritematoso sistemico
Località: Repubblica Ceca, Cechia, Italia, Paesi Bassi
Questo studio si concentra sul trattamento della sindrome da attivazione macrofagica (MAS), una condizione infiammatoria grave che può verificarsi nei pazienti con malattia di Still (sia bambini che adulti) e lupus eritematoso sistemico. La condizione studiata provoca un’iperattività del sistema immunitario, portando a infiammazione in tutto il corpo. Lo studio testerà un farmaco chiamato emapalumab, che viene somministrato tramite infusione endovenosa.
Lo scopo di questa ricerca è determinare se l’emapalumab possa trattare efficacemente la MAS nei pazienti che non hanno risposto abbastanza bene ai trattamenti standard con steroidi ad alte dosi. Il farmaco funziona prendendo di mira proteine specifiche nel corpo che sono coinvolte nell’infiammazione. Lo studio includerà sia bambini che adulti tra i 6 mesi e gli 80 anni di età.
Criteri di inclusione principali: I pazienti devono avere un’età compresa tra 6 mesi e 80 anni al momento della diagnosi di MAS attiva. Devono avere MAS attiva con febbre e livelli elevati di ferritina (superiori a 684 ng/mL) e almeno 2 dei seguenti: conta piastrinica bassa, enzimi epatici elevati, livelli elevati di grassi nel sangue o livelli bassi di fibrinogeno. Devono avere una risposta inadeguata agli steroidi endovenosi ad alte dosi somministrati per almeno 3 giorni.
Durante lo studio, i partecipanti riceveranno emapalumab tramite infusione endovenosa per un massimo di 28 giorni. La dose giornaliera massima sarà di 6 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo. I pazienti saranno monitorati per 8 settimane dopo l’inizio del trattamento per valutare quanto bene funziona il farmaco. Lo studio esaminerà come il trattamento influisce sui livelli di infiammazione nel corpo e se consente ai pazienti di ridurre l’uso di farmaci steroidei.
Studio sull’itacitinib per il trattamento della linfoistiocitosi emofagocitica non grave negli adulti
Località: Francia
Questo studio clinico è focalizzato sulla linfoistiocitosi emofagocitica (HLH), specificamente negli adulti con una forma non grave della malattia. L’HLH è un disturbo raro in cui il sistema immunitario del corpo diventa eccessivamente attivato, portando a sintomi come febbre, milza ingrossata e conta bassa di cellule del sangue. Lo studio utilizzerà un farmaco chiamato itacitinib, che viene assunto in forma di compressa. L’itacitinib viene testato per vedere se può aiutare a migliorare i sintomi dell’HLH riducendo l’eccessiva risposta immunitaria.
Lo scopo di questo studio è valutare quanto bene funziona l’itacitinib nel trattamento dell’HLH non grave. I partecipanti allo studio assumeranno itacitinib e saranno monitorati per i cambiamenti nei loro sintomi. Lo studio esaminerà quanti partecipanti sperimentano un miglioramento completo o parziale nella loro condizione dopo 15 giorni di trattamento.
Criteri di inclusione principali: I pazienti devono avere 18 anni o più. Devono avere HLH non grave che è nuova o è tornata. I pazienti non devono avere altre malattie che richiedono un trattamento specifico e non devono avere sintomi gravi o insufficienza d’organo. Devono mostrare criteri maggiori come caratteristiche citologiche di emofagocitosi, febbre e splenomegalia, e criteri minori come adenopatie, citopenia che colpisce più di due tipi di cellule del sangue, ipertrigliceridemia e/o ipofibrinogenemia, e ferritina superiore a 500 μg/l.
Durante lo studio, i partecipanti riceveranno controlli regolari per valutare la loro salute e l’impatto del trattamento. Lo studio è progettato per raccogliere informazioni importanti sui potenziali benefici dell’itacitinib per le persone con HLH non grave, contribuendo allo sviluppo di migliori opzioni di trattamento per questa condizione.
Riepilogo
Gli studi clinici attualmente in corso per la linfoistiocitosi emofagocitica rappresentano un importante passo avanti nella ricerca di trattamenti più efficaci per questa malattia rara e grave. Le ricerche si concentrano su diversi approcci terapeutici, utilizzando farmaci con meccanismi d’azione differenti.
Un aspetto notevole è che gli studi coprono diverse popolazioni di pazienti: dai bambini agli adulti, e dalle forme gravi che richiedono terapia intensiva alle forme non gravi. Questo approccio stratificato è fondamentale per sviluppare protocolli terapeutici personalizzati in base alla gravità della malattia e all’età del paziente.
I farmaci in studio includono inibitori JAK come il ruxolitinib e l’itacitinib, che agiscono modulando la risposta immunitaria attraverso il blocco di specifiche vie di segnalazione cellulare. L’etoposide, tradizionalmente utilizzato in oncologia, viene valutato per il suo potenziale nel controllare l’eccessiva attivazione immunitaria. L’emapalumab, un anticorpo monoclonale che blocca l’interferone-gamma, rappresenta un approccio mirato contro una proteina chiave nell’infiammazione.
Un elemento comune a molti di questi studi è la valutazione della tempistica ottimale di inizio del trattamento e la possibilità di ridurre l’uso di corticosteroidi ad alte dosi, che possono avere effetti collaterali significativi. Gli studi mirano anche a migliorare la sopravvivenza dei pazienti fino al trapianto di cellule staminali emopoietiche, che rimane spesso il trattamento definitivo per l’HLH primaria.
È importante sottolineare che la partecipazione a questi studi clinici offre ai pazienti l’accesso a terapie innovative sotto stretto monitoraggio medico. I pazienti interessati dovrebbero discutere con i loro medici la possibilità di partecipare a uno di questi studi, valutando attentamente i criteri di inclusione ed esclusione specifici per ciascun trial.












