L’infiammazione cronica può essere gestita attraverso vari approcci terapeutici. Attualmente sono in corso 2 studi clinici che esplorano nuove tecniche di imaging diagnostico e strategie per la sospensione sicura dei farmaci steroidei nei pazienti con disturbi infiammatori e autoimmuni.
Studi Clinici in Corso sull’Infiammazione
L’infiammazione è una risposta naturale del sistema immunitario a lesioni o infezioni, ma quando diventa cronica può causare danni significativi ai tessuti e agli organi. I disturbi infiammatori cronici e le malattie autoimmuni richiedono una gestione attenta e continua. Gli studi clinici attualmente in corso stanno esplorando nuove tecniche diagnostiche e approcci terapeutici per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da queste condizioni.
In questo articolo vengono presentati 2 studi clinici attivi che affrontano aspetti diversi della gestione dell’infiammazione: uno si concentra su una innovativa tecnica di imaging per visualizzare le aree infiammate e fibrotiche nel corpo, mentre l’altro esamina il modo più sicuro per interrompere la terapia con glucocorticoidi nei pazienti con disturbi infiammatori.
Studi Clinici Disponibili
Studio sull’imaging PET/CT con 68Gallio-FAPI per pazienti con disturbi infiammatori cronici utilizzando cloruro di gallio (68Ga) e 68-FAPI-46
Localizzazione: Francia
Questo studio clinico si concentra sull’utilizzo di una tecnica di imaging avanzata chiamata PET/CT per studiare diverse malattie infiammatorie croniche e fibrotiche. Le condizioni studiate includono l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sarcoidosi, la fibrosi polmonare idiopatica e la sclerodermia. Queste sono malattie in cui il sistema immunitario causa infiammazione a lungo termine e cicatrizzazione dei tessuti.
L’imaging viene eseguito utilizzando un tracciante radioattivo chiamato 68-FAPI-46, che viene iniettato nel corpo del paziente. Questo tracciante ha la capacità di evidenziare le aree di infiammazione e fibrosi durante la scansione, legandosi a una proteina chiamata proteina di attivazione dei fibroblasti, spesso sovraespressa nei tessuti infiammati o fibrotici.
Criteri di inclusione principali:
- Pazienti di età pari o superiore a 18 anni
- Diagnosi di una delle condizioni infiammatorie croniche o fibrotiche studiate
- Soddisfacimento dei criteri di classificazione concordati per la condizione specifica
Lo studio prevede una singola iniezione del tracciante seguita da una scansione PET/CT per acquisire immagini delle aree colpite. Le immagini vengono poi analizzate utilizzando un valore di assorbimento standardizzato (SUV) per misurare l’intensità del legame del tracciante. Questo aiuta i ricercatori a comprendere l’estensione e la natura del processo infiammatorio o fibrotico nel corpo del paziente.
Lo studio dovrebbe concludersi entro il 21 ottobre 2026, con l’arruolamento dei partecipanti iniziato il 1° ottobre 2024. Le informazioni raccolte da queste immagini saranno utilizzate per migliorare la comprensione di queste malattie e potenzialmente sviluppare trattamenti futuri più efficaci.
Studio sulla sospensione del prednisone nei pazienti con disturbi infiammatori o autoimmuni
Localizzazione: Germania
Questo studio clinico esamina gli effetti della sospensione o della riduzione graduale dei glucocorticoidi, un tipo di farmaco steroideo, nei pazienti con disturbi infiammatori o autoimmuni. Il farmaco studiato è il prednisone, comunemente utilizzato per ridurre l’infiammazione e sopprimere il sistema immunitario. Lo studio confronta due approcci: l’interruzione immediata del farmaco oppure la riduzione graduale della dose nell’arco di quattro settimane.
L’obiettivo principale è determinare se l’interruzione rapida del trattamento con glucocorticoidi sia altrettanto sicura ed efficace rispetto alla riduzione graduale. I partecipanti vengono assegnati casualmente a uno dei due gruppi, e alcuni riceveranno un placebo che ha l’aspetto del farmaco ma non contiene il principio attivo.
Criteri di inclusione principali:
- Età minima di 18 anni
- Assunzione attuale di una dose giornaliera di almeno 7,5 mg di glucocorticoidi
- Terapia in corso da almeno 28 giorni
- Dose media giornaliera di almeno 7,5 mg fino al momento dell’arruolamento
- Assunzione totale di almeno 420 mg di glucocorticoidi prima dell’ingresso nello studio
Durante lo studio, che dura fino a 28 giorni, i partecipanti vengono monitorati attentamente per eventuali cambiamenti nella salute, inclusa la necessità di trattamenti aggiuntivi o eventi di salute gravi. Un’attenzione particolare viene posta ai segni di insufficienza surrenalica, una condizione in cui il corpo non produce abbastanza di determinati ormoni dopo l’interruzione del trattamento steroideo.
Le malattie studiate includono l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la psoriasi e le malattie infiammatorie intestinali. I partecipanti autovalutano il loro stato di salute generale utilizzando una scala analogica visiva da 0 a 100. Lo studio mira a fornire informazioni preziose sul modo migliore per interrompere la terapia con glucocorticoidi nei pazienti con condizioni infiammatorie, garantendo la loro sicurezza e il loro benessere.
Riepilogo
Gli studi clinici attualmente in corso sull’infiammazione rappresentano progressi significativi nella gestione dei disturbi infiammatori cronici e autoimmuni. Il primo studio dimostra l’importanza delle tecniche di imaging avanzate per visualizzare e valutare con precisione l’estensione dell’infiammazione e della fibrosi nei pazienti. L’utilizzo del tracciante 68-FAPI-46 offre un approccio innovativo per identificare le aree problematiche nel corpo, potenzialmente migliorando la diagnosi e il monitoraggio di condizioni come l’artrite reumatoide, il lupus e la fibrosi polmonare.
Il secondo studio affronta una questione clinica importante: come interrompere in modo sicuro la terapia con glucocorticoidi a lungo termine. Questi farmaci, pur essendo efficaci nel controllare l’infiammazione, possono causare effetti collaterali significativi e la loro sospensione deve essere gestita con attenzione per evitare complicazioni come l’insufficienza surrenalica. I risultati di questo studio potrebbero influenzare le linee guida future sulla gestione dei pazienti che necessitano di interrompere la terapia steroidea.
Entrambi gli studi sottolineano l’importanza della medicina personalizzata e dell’approccio basato sull’evidenza nella gestione delle malattie infiammatorie. Mentre uno studio si concentra sulla diagnosi e il monitoraggio, l’altro affronta la sicurezza della gestione terapeutica, dimostrando che il progresso nella cura dei disturbi infiammatori richiede innovazione sia nelle tecniche diagnostiche che nelle strategie di trattamento.
I pazienti interessati a partecipare a questi studi dovrebbero consultare il proprio medico per valutare l’idoneità e discutere i potenziali benefici e rischi della partecipazione. La partecipazione agli studi clinici non solo può offrire accesso a nuove tecnologie e approcci terapeutici, ma contribuisce anche all’avanzamento della conoscenza medica che beneficerà i futuri pazienti con disturbi infiammatori.


