La diagnosi dei difetti dell’osso alveolare richiede una valutazione completa che combina l’esame clinico con tecniche di imaging avanzate per valutare l’entità della perdita ossea e determinare l’approccio terapeutico più appropriato.
Introduzione
I difetti dell’osso alveolare possono svilupparsi in chiunque soffra di determinate condizioni dentali o mediche, ma sapere quando sottoporsi alla diagnostica è fondamentale per prevenire ulteriori complicazioni. Chiunque manifesti sintomi come cambiamenti visibili nell’aspetto delle gengive, denti che appaiono più lunghi di prima, spazi che si sviluppano tra i denti o infiammazione gengivale persistente dovrebbe prendere in considerazione una valutazione diagnostica[1]. L’osso alveolare è la porzione della mascella che mantiene i denti in posizione attraverso strutture specializzate, e quando questo osso inizia a deteriorarsi, la diagnosi precoce diventa essenziale per preservare la salute dentale.
I pazienti con una storia di malattia parodontale (malattia gengivale) dovrebbero essere particolarmente vigili nel sottoporsi a valutazioni diagnostiche regolari. La malattia parodontale è una delle cause più comuni di perdita ossea alveolare, poiché l’infezione distrugge gradualmente sia il tessuto molle che le strutture ossee di supporto sottostanti[1]. Inoltre, le persone che hanno perso denti dovrebbero sottoporsi a valutazione, perché l’assenza di un dente può portare al deterioramento della sezione ossea mascellare sopra o sotto lo spazio vuoto. Senza la stimolazione quotidiana che i denti sani forniscono attraverso la masticazione, l’osso in quella zona inizia a recedere, creando un difetto che può influenzare i denti vicini.
Le persone con determinati tipi di malocclusione (disallineamento dei denti) possono anche beneficiare di una valutazione diagnostica. La ricerca ha dimostrato che le persone con malocclusioni di Classe II e Classe III tendono ad avere tassi più elevati di difetti dell’osso alveolare rispetto a quelle con un normale allineamento del morso[2]. Coloro che stanno sottoponendosi o pianificano un trattamento ortodontico dovrebbero anche ricevere una valutazione diagnostica completa per identificare eventuali carenze ossee esistenti prima dell’inizio del trattamento.
Le persone nate con labbro leporino e palatoschisi richiedono una valutazione diagnostica specializzata per i difetti dell’osso alveolare. Questa condizione congenita, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come l’anomalia craniofacciale più comune, spesso include uno spazio nell’osso alveolare dove i denti non possono svilupparsi o emergere correttamente[6]. I bambini con questa condizione vengono tipicamente sottoposti a valutazione diagnostica tra gli 8 e i 10 anni per determinare il momento appropriato per le procedure correttive[7].
Metodi diagnostici
Il processo diagnostico per i difetti dell’osso alveolare inizia con un esame orale clinico approfondito eseguito da un professionista dentale. Durante questo esame, il dentista o parodontologo cerca diversi indicatori chiave che suggeriscono che la perdita ossea potrebbe essere presente. I segni visibili includono ispessimento dell’osso alveolare e della gengiva (tessuto gengivale), infiammazione delle gengive, recessione del tessuto gengivale lontano dai denti e maggiore mobilità dentale[3]. Il professionista sanitario osserva anche se i denti appaiono anormalmente estrusi, il che significa che sembrano essersi spostati dalla loro posizione normale, cosa che può indicare una perdita ossea sottostante.
Il sondaggio parodontale è una tecnica diagnostica fondamentale utilizzata per valutare la salute dell’osso che sostiene i denti. Durante questa procedura, il professionista dentale utilizza uno strumento sottile e calibrato chiamato sonda parodontale per misurare la profondità dello spazio tra la gengiva e il dente. Questa misurazione, nota come profondità della tasca, aiuta a identificare le aree in cui l’osso di supporto è andato perso. Quando viene rilevata una tasca parodontale attraverso il sondaggio, indica che l’attacco tra il dente e i tessuti circostanti è stato compromesso. La sonda può anche rilevare una tasca infraossea, che è un difetto osseo situato al di sotto del livello del margine alveolare, creando uno spazio più profondo che non può essere visto ad occhio nudo[3].
La radiografia dentale (raggi X) fornisce informazioni visive essenziali sulle condizioni dell’osso alveolare che non possono essere ottenute solo attraverso l’esame clinico. Le radiografie dentali intraorale, che sono immagini scattate dall’interno della bocca, rivelano la struttura interna e lo spessore dell’osso alveolare[3]. Su queste immagini, le aree di perdita ossea appaiono diversamente rispetto all’osso sano. Il margine alveolare, che è il bordo dell’osso più vicino alla corona del dente, può apparire ispessito e più radiotrasparente (più scuro sull’immagine, indicando un tessuto meno denso). I difetti di grandi dimensioni possono mostrare un aspetto screziato, che ricorda strutture ossee ruvide e ingrandite chiamate trabecole.
Le radiografie standard possono anche mostrare la perdita ossea alveolare verticale, che appare come una riduzione dell’altezza ossea lungo il lato del dente. Inoltre, le radiografie possono rivelare l’allargamento dello spazio del legamento parodontale, che è l’area tra la radice del dente e l’osso circostante. Questo allargamento suggerisce che le normali strutture di attacco sono state danneggiate[3]. Questi risultati radiografici aiutano i clinici a comprendere non solo se esiste una perdita ossea, ma anche quanto è grave e quali aree specifiche sono colpite.
La tomografia computerizzata a fascio conico (CBCT) rappresenta un metodo di imaging più avanzato che fornisce una visualizzazione tridimensionale delle strutture ossee alveolari. Questa tecnologia è diventata sempre più preziosa per la valutazione completa dei difetti dell’osso alveolare perché consente la valutazione da molteplici angolazioni e prospettive[2]. Le scansioni CBCT possono misurare sia lo spessore dell’osso alveolare sulle superfici facciali (lato guancia) e linguali (lato lingua) dei denti, sia l’altezza verticale dell’osso rimanente. Questa informazione tridimensionale dettagliata è particolarmente utile per la pianificazione del trattamento, poiché mostra la forma esatta, l’altezza e la larghezza dei difetti ossei.
Gli studi di ricerca che utilizzano la tecnologia CBCT hanno fornito importanti intuizioni su come i difetti dell’osso alveolare variano tra diverse popolazioni di pazienti. Ad esempio, uno studio che esaminava i denti anteriori mandibolari (mascella inferiore) ha rilevato che diversi tipi di malocclusione sono associati a modelli e gravità variabili di difetti ossei. Lo studio ha rivelato che i pazienti con malocclusione di Classe II (dove la mascella superiore sporge in avanti rispetto alla mascella inferiore) mostravano una prevalenza del 64,47% di deiscenza (difetti ossei che espongono la superficie radicolare), mentre i pazienti di Classe III (dove la mascella inferiore sporge in avanti) mostravano una prevalenza del 58,43%, rispetto a solo il 32,96% nei pazienti con allineamento normale del morso[2].
La classificazione della gravità del difetto dell’osso alveolare è un aspetto importante della diagnosi che guida le decisioni terapeutiche. I professionisti dentali valutano molteplici fattori tra cui la forma del difetto, l’altezza dell’osso rimanente e la larghezza dello spazio nell’osso. I recenti progressi hanno introdotto metodi automatizzati che utilizzano l’intelligenza artificiale per analizzare modelli di superficie tridimensionali creati da scansioni CBCT, fornendo una classificazione coerente e obiettiva della gravità del difetto[6]. Questo approccio tecnologico cattura immagini da diversi punti di vista e utilizza algoritmi informatici specializzati per determinare la classificazione, raggiungendo alti livelli di accuratezza nella categorizzazione dell’entità del danno osseo.
Per i pazienti con sospetta espansione dell’osso alveolare, un tipo specifico di difetto che può verificarsi durante un’infezione cronica, la diagnosi combina l’osservazione clinica con l’analisi radiografica. Questa condizione, chiamata anche osteite alveolare, comporta l’ispessimento dell’osso alveolare che crea un ingrossamento gengivale duro. Colpisce più comunemente i denti canini e si verifica più frequentemente nei gatti che nei cani in medicina veterinaria, sebbene processi simili possano influenzare i pazienti umani[3]. La diagnosi richiede di distinguere questa formazione ossea da altri tipi di gonfiore gengivale, il che si ottiene attraverso un’attenta palpazione (palpare il tessuto) e la conferma radiografica dell’aumento della densità ossea.
Diagnostica per la qualificazione agli studi clinici
Quando i pazienti con difetti dell’osso alveolare vengono presi in considerazione per la partecipazione a studi di ricerca clinica, vengono sottoposti a procedure diagnostiche specializzate progettate per stabilire criteri standardizzati per l’arruolamento. Questi requisiti diagnostici garantiscono che i ricercatori possano misurare accuratamente i risultati del trattamento e che i partecipanti allo studio condividano caratteristiche di base comparabili. Il processo diagnostico per la qualificazione allo studio è tipicamente più rigoroso e dettagliato rispetto alla valutazione clinica di routine.
Per gli studi clinici che coinvolgono pazienti con labbro leporino e palatoschisi che richiedono innesto osseo alveolare, le scansioni CBCT servono come strumento diagnostico primario per determinare l’eleggibilità. Queste scansioni vengono utilizzate per creare modelli di superficie tridimensionali dettagliati della mascella (mascella superiore)[6]. I ricercatori e i clinici valutano attentamente questi modelli per determinare la classificazione di riferimento della gravità del difetto in base alla forma, all’altezza e alla larghezza dello spazio osseo alveolare. Questa valutazione quantitativa fornisce misurazioni oggettive che possono essere confrontate prima e dopo gli interventi terapeutici.
Gli studi clinici che esaminano i metodi di trattamento per la perdita ossea alveolare correlata alla parodontite richiedono tipicamente una documentazione completa delle caratteristiche del difetto al basale. Questa documentazione include non solo studi di imaging ma anche una mappatura parodontale dettagliata che registra le profondità delle tasche, i livelli di attacco, i punteggi di mobilità dentale e la presenza o assenza di sanguinamento al sondaggio. Queste misurazioni stabiliscono il punto di partenza rispetto al quale verrà misurato il progresso del trattamento durante tutto il periodo dello studio.
Le analisi del sangue possono anche essere richieste come parte della valutazione diagnostica per la qualificazione agli studi clinici, in particolare per identificare o escludere pazienti con condizioni sistemiche che potrebbero influenzare la guarigione ossea. I partecipanti vengono tipicamente sottoposti a screening per assicurarsi che non abbiano disturbi metabolici non controllati, infezioni attive o altre condizioni mediche che potrebbero confondere i risultati dello studio. Gli esami emocromocitometrici completi e i pannelli metabolici aiutano i ricercatori a garantire che i partecipanti siano sufficientemente sani per sottoporsi ai trattamenti proposti e che i loro difetti ossei non siano secondari a malattie sistemiche.
Per gli studi che investigano nuovi approcci rigenerativi o materiali di innesto osseo, il protocollo diagnostico può includere la valutazione delle cavità di estrazione o dei siti del difetto per confermare che siano liberi da infezioni attive. Ciò potrebbe comportare colture batteriche o valutazioni per lesioni periapicali (infezioni alla punta della radice) che potrebbero compromettere la guarigione. I ricercatori devono stabilire che i partecipanti abbiano difetti adatti all’intervento studiato e che questi difetti non siano complicati da processi infettivi in corso che renderebbero difficile l’interpretazione dei risultati.
Alcuni studi clinici utilizzano biomarcatori di imaging avanzati oltre alla valutazione radiografica standard. Questi potrebbero includere l’analisi quantitativa della densità ossea utilizzando software specializzato, misurazioni del contenuto minerale osseo o valutazione della microarchitettura ossea. Tali informazioni diagnostiche dettagliate aiutano i ricercatori a comprendere non solo il volume dell’osso mancante, ma anche la qualità del tessuto osseo rimanente, che può influenzare significativamente i risultati del trattamento e i tassi di successo a lungo termine.











