Questo studio riguarda l’orbitopatia di Graves, una malattia che colpisce gli occhi e i tessuti circostanti, causando gonfiore, arrossamento e talvolta sporgenza degli occhi. Questa condizione può essere attiva, quando l’infiammazione è presente e i sintomi peggiorano, oppure inattiva, quando la malattia si è stabilizzata. Lo studio utilizza un esame chiamato PET/MRI, che combina due tecniche di imaging per ottenere immagini dettagliate del corpo, insieme a una sostanza chiamata 68Ga-FAPI-46, che viene somministrata tramite iniezione endovenosa. Questa sostanza è progettata per legarsi a proteine specifiche presenti nelle cellule chiamate fibroblasti, che sono coinvolte nell’infiammazione e nella formazione di tessuto cicatriziale.
Lo scopo dello studio è confrontare quanto la sostanza 68Ga-FAPI-46 viene assorbita nei pazienti con orbitopatia di Graves attiva rispetto a quelli con la forma inattiva della malattia. I ricercatori vogliono capire se questa sostanza può aiutare a distinguere tra le diverse fasi della malattia e se può essere utile per valutare quanto è attiva l’infiammazione negli occhi. Lo studio coinvolge un piccolo gruppo di pazienti, alcuni con malattia attiva e altri con malattia inattiva da almeno sei mesi.
Durante lo studio, i partecipanti riceveranno un’iniezione della sostanza e poi si sottoporranno a un esame di imaging per vedere dove e quanto questa sostanza si accumula nei tessuti oculari. I risultati dell’esame verranno confrontati con altri dati clinici, come i sintomi che i pazienti manifestano, i risultati di analisi del sangue e la presenza di gonfiore visibile nelle immagini di risonanza magnetica. Questo confronto aiuterà a comprendere meglio il legame tra l’assorbimento della sostanza e l’attività della malattia.











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