Questo studio riguarda la sindrome post COVID, una condizione in cui le persone continuano a manifestare sintomi dopo aver avuto l’infezione da SARS-CoV-2. Uno dei sintomi principali è una stanchezza molto intensa che è iniziata o peggiorata in modo significativo dopo aver contratto il COVID-19. Lo studio prevede l’utilizzo di fluvoxamina, un farmaco disponibile sotto forma di compresse rivestite con film da 50 mg, oppure un placebo. La fluvoxamina è un medicinale che appartiene a un gruppo di farmaci che agiscono su alcune sostanze presenti nel cervello. I partecipanti assumeranno il trattamento per via orale per un periodo di circa 13 settimane, con una dose giornaliera che può variare da 50 mg fino a un massimo di 200 mg al giorno.
Lo scopo dello studio è capire se il trattamento con fluvoxamina può ridurre il livello di stanchezza grave rispetto al placebo dopo 13 settimane di cura. Durante lo studio verranno valutati diversi aspetti della salute dei partecipanti, tra cui la gravità della stanchezza, il funzionamento cognitivo che riguarda la capacità di concentrazione e di pensiero, il malessere dopo lo sforzo che è un peggioramento dei sintomi dopo attività fisica o mentale, e la sindrome da tachicardia posturale ortostatica che comporta un aumento eccessivo del battito cardiaco quando ci si alza in piedi. Verranno inoltre valutati la qualità della vita legata alla salute, eventuali effetti collaterali del trattamento e sintomi che potrebbero comparire quando si interrompe l’assunzione del farmaco.
Lo studio prevede anche analisi di laboratorio per esaminare alcuni marcatori biologici nel sangue, come sostanze legate all’infiammazione nel corpo e nel sistema nervoso, l’attività di alcuni recettori, il cortisolo che è un ormone, la serotonina e altre sostanze prodotte dal corpo. Una parte dei partecipanti potrà anche prendere parte a uno studio aggiuntivo che utilizza la risonanza magnetica, un esame che permette di ottenere immagini dettagliate del cervello. Questo esame permetterà di studiare il flusso di sangue nel cervello, il funzionamento cerebrale durante il riposo e durante compiti che richiedono impegno mentale, e la presenza di alcune sostanze nel cervello che potrebbero essere collegate all’infiammazione.

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