Studio su pazienti adulti con carcinoma epatocellulare avanzato: atezolizumab‑bevacizumab versus combinazione di altri farmaci per valutare le sequenze di trattamento

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Di cosa tratta questo studio?

Lo studio osserva persone affette da Advanced hepatocellular carcinoma, un tumore del fegato in fase avanzata, per capire come diverse terapie influiscono sulla loro vita. Tra i farmaci testati ci sono cabozantinib (pillola da assumere per via orale), atezolizumab e durvalumab (infusioni endovenose che stimolano il sistema immunitario), bevacizumab (infusione che blocca un fattore che aiuta il tumore a creare nuovi vasi sanguigni), regorafenib e lenvatinib (pillole orali usate quando il primo trattamento non funziona più), tremelimumab (infusione che rafforza la risposta immunitaria) e sorafenib (pillola di prima linea). Alcuni farmaci sono somministrati per bocca, altri tramite infusione in vena, e le terapie possono essere usate in sequenza, cioè una dopo l’altra, a seconda della risposta del paziente.

Lo scopo è valutare quanto a lungo i pazienti vivono con le diverse sequenze di trattamento, misurando il overall survival, cioè il tempo totale di vita dal momento dell’inizio dello studio. I partecipanti vengono seguiti per diversi mesi, con visite regolari in cui si registrano le terapie ricevute, gli eventuali effetti collaterali e la qualità della vita. Quando un trattamento non è più efficace, si passa al successivo secondo le linee guida dello studio, e le informazioni raccolte servono a capire quale ordine di farmaci offre i migliori risultati in termini di sopravvivenza.

1 firma del consenso informato e raccolta dati di base

dopo l’ammissione allo studio, viene chiesto di firmare il consenso informato.

vengono registrate le informazioni anagrafiche, la storia medica e i risultati degli esami preliminari.

2 valutazione iniziale

vengono eseguiti esami clinici, analisi di laboratorio e imaging (ad esempio ecografia o tomografia).

vengono somministrati questionari sulla qualità della vita per valutare lo stato di benessere.

3 assegnazione al gruppo di trattamento

in base al protocollo, il paziente viene inserito in uno dei gruppi terapeutici previsti dallo studio.

l’assegnazione avviene in maniera casuale o secondo criteri clinici definiti dal protocollo.

4 prima linea di terapia – immunoterapia + anti‑vegf

se il paziente è assegnato al gruppo atezolizumab‑bevacizumab, riceve atezolizumab 1200 mg per infusione endovenosa (iv) ogni 3 settimane e bevacizumab 15 mg per chilogrammo di peso (mg/kg) per infusione endovenosa ogni 3 settimane.

se il paziente è assegnato al gruppo durvalumab‑tremelimumab, riceve durvalumab 1500 mg per infusione endovenosa ogni 4 settimane e tremelimumab 300 mg per infusione endovenosa ogni 4 settimane.

5 prima linea di terapia – farmaci orali

se il paziente è assegnato a una terapia orale, può ricevere uno dei seguenti farmaci:

cabozantinib 60 mg per via orale, una volta al giorno;

regorafenib 160 mg per via orale, una volta al giorno;

lenvatinib 12 mg per via orale, una volta al giorno.

6 monitoraggio durante la prima linea

vengono programmate visite cliniche regolari per controllare gli effetti collaterali e valutare la risposta al trattamento.

le analisi di laboratorio e gli esami di imaging vengono ripetuti ogni 8 settimane per verificare l’eventuale progressione della malattia.

7 valutazione di progressione della malattia

se gli esami mostrano un peggioramento o una progressione, il paziente passa alla seconda linea di terapia secondo il protocollo dello studio.

8 seconda linea di terapia – farmaci orali

per i pazienti che hanno ricevuto una immunoterapia in prima linea, la seconda linea può includere:

lenvatinib 12 mg per via orale, una volta al giorno;

cabozantinib 60 mg per via orale, una volta al giorno;

regorafenib 160 mg per via orale, una volta al giorno;

in alternativa, può essere utilizzato sorafenib (dose non specificata nel documento).

9 somministrazione della seconda linea

il farmaco orale viene assunto ogni giorno, preferibilmente alla stessa ora.

vengono effettuati controlli clinici e di laboratorio ogni 4 settimane per monitorare l’efficacia e la tollerabilità.

10 follow‑up post‑trattamento

dopo la conclusione della terapia, il paziente continua a essere seguito per valutare la sopravvivenza globale, la qualità della vita e gli eventuali effetti a lungo termine.

le visite di follow‑up possono avvenire ogni 3‑6 mesi fino alla fine del periodo di osservazione previsto dallo studio.

11 conclusione dello studio

lo studio termina al raggiungimento della data di chiusura prevista (15 settembre 2031) o al completamento del follow‑up del paziente.

tutti i dati raccolti vengono inseriti nel database dello studio per l’analisi finale.

Chi può partecipare allo studio?

  • Tumore al fegato avanzato: il carcinoma epatocellulare deve essere localmente avanzato, metastatico o non operabile.
  • Funzione epatica stabile (classe Child‑Pugh A): indica che il fegato funziona bene secondo un punteggio medico standard.
  • Età minima di 18 anni.
  • Qualsiasi sesso è accettato.
  • Consenso informato scritto deve essere firmato prima di qualsiasi procedura dello studio.
  • Uso di contraccettivi efficaci: le donne in età fertile devono usare un metodo contraccettivo molto efficace e i loro partner maschili devono usare un preservativo; gli uomini devono usare un preservativo e assicurarsi che la partner utilizzi un metodo contraccettivo aggiuntivo, a meno che non sia sterilizzato.
  • Stato di performance ECOG da 0 a 2: indica la capacità di svolgere le normali attività quotidiane, dove 0 è piena attività e 2 è limitata ma ancora autonoma.
  • Aspettativa di vita superiore a 3 mesi.
  • Funzione renale ed epatica adeguata: bilirubina ≤ 1,5 volte il valore normale, enzimi epatici (AST e ALT) ≤ 5 volte il valore normale, creatinina ≤ 1,5 volte il valore normale o clearance della creatinina ≥ 40 mL/min/1,73 m². (La bilirubina è una sostanza prodotta dal fegato; AST e ALT sono enzimi che indicano la salute del fegato; la creatinina misura la funzione renale.)
  • Funzione del midollo osseo adeguata: emoglobina > 9 g/dL, neutrofili > 1.500/mm³, piastrine > 75 000/mm³ per lo studio J‑LI1 o > 50 000/mm³ per lo studio J‑LI2. (L’emoglobina trasporta ossigeno nel sangue; i neutrofili sono globuli bianchi che difendono dalle infezioni; le piastrine aiutano la coagulazione.)
  • Coagulazione del sangue adeguata: INR o PT/aPTT ≤ 1,5 volte il valore normale, a meno che il paziente non segua una terapia anticoagulante con valori entro il range terapeutico. (INR, PT e aPTT sono test che valutano la capacità di coagulare del sangue.)
  • Test di gravidanza negativo per le donne in età fertile (urina o sangue) al momento dello screening.
  • Consenso informato specifico per J‑LI1 o J‑LI2 deve essere firmato prima di qualsiasi procedura dello studio.
  • Progressione della malattia confermata radiologicamente (solo per lo studio J‑LI2): la malattia deve aver mostrato peggioramento dopo un primo trattamento di immunoterapia per il carcinoma epatocellulare avanzato.

Chi non può partecipare allo studio?

  • Malattia psichiatrica che impedisce di capire o firmare il consenso informato (una condizione mentale che rende impossibile comprendere le informazioni dello studio).
  • Tumori precedenti non curati completamente o ancora sotto trattamento oncologico (un cancro passato che non è stato eliminato o che sta ancora ricevendo terapia).
  • Uso contemporaneo di farmaci sperimentali o di altri trattamenti anticancro (assumere altri farmaci in fase di studio o terapie per il cancro allo stesso tempo).
  • Infezione attiva, eccetto l’epatite C; l’epatite B deve essere sotto controllo con terapia antivirale (un’infezione corrente, a meno che non sia l’epatite C; l’epatite B deve essere trattata).
  • Metastasi cerebrali sintomatiche o compressione del midollo spinale (cancro che si è diffuso al cervello con sintomi o che comprime il midollo).
  • Carcinomatosi leptomeningeale (cancro che si diffonde alle membrane sottili che coprono cervello e midollo).
  • Presenza di malattie cardiovascolari significative, come infarto o angina instabile negli ultimi 6 mesi, insufficienza cardiaca di grado NYHA II o superiore, pressione alta non controllata, aritmie gravi che richiedono farmaci, malattia vascolare periferica grave o QTc prolungato (≥470 ms).
  • Allergia nota a uno dei farmaci dello studio o ai loro componenti (reazione allergica conosciuta a questi medicinali).
  • Qualsiasi altra condizione medica, risultato di laboratorio anormale o situazione sociale che possa interferire con lo studio o aumentare il rischio (qualsiasi problema di salute o personale che possa rendere lo studio pericoloso).
  • Radioterapia al cervello o al torace, o più del 30 % del midollo osseo irradiato, entro 4 settimane prima della prima dose (2 settimane per radioterapia palliativa).
  • Intervento chirurgico importante entro 28 giorni prima della prima dose, con necessità di completa guarigione della ferita.
  • Donne che stanno allattando (allattamento al seno).
  • Sanguinamento attivo, coagulopatia o condizione medica con alto rischio di sanguinamento (sanguinamento in corso o problemi di coagulazione).
  • Varici esofagee non trattate adeguatamente (dilatazioni dei vasi sanguigni nell’esofago non gestite).
  • Qualsiasi trattamento medico precedente per carcinoma epatocellulare avanzato (qualunque terapia già fatta per il tumore al fegato avanzato).
  • Uso di farmaci immunosoppressori entro 14 giorni prima della prima dose (medicinali che riducono l’attività del sistema immunitario, eccetto piccole dosi di cortisone).
  • Malattia autoimmune attiva o documentata negli ultimi 2 anni, eccetto vitiligine, malattia di Graves o psoriasi non richiedenti trattamento sistemico (una condizione in cui il corpo attacca sé stesso, con alcune eccezioni).
  • Malattia infiammatoria intestinale attiva, come malattia di Crohn o colite ulcerosa (infiammazioni croniche dell’intestino).
  • Storia di trapianto di organo (aver ricevuto un organo da un donatore).
  • Immunodeficienza primaria attiva (una carenza congenita del sistema immunitario).
  • Vaccino vivo attenuato entro 30 giorni prima della prima dose (vaccino contenente un agente vivente indebolito).
  • Incapacità di deglutire farmaci orali o condizione di malassorbimento che influisce sull’assorbimento del farmaco (non riuscire a ingoiare le pillole o avere problemi a farle assorbire).

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Stato della sperimentazione

Paese Stato dell’arruolamento Inizio dell’arruolamento
Italia Italia
Non ancora reclutando
15.09.2026

Sedi della sperimentazione

Cabozantinib è una compressa da assumere per via orale. È un farmaco che blocca diverse proteine coinvolte nella crescita delle cellule tumorali e nella formazione di nuovi vasi sanguigni. Viene usato nei pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato, soprattutto dopo che altri trattamenti non hanno più funzionato.

Atezolizumab è una terapia somministrata tramite infusioni endovenose. Si tratta di un immunoterapia che aiuta il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Viene valutato come possibile prima opzione di trattamento per il carcinoma epatocellulare avanzato.

Durvalumab è anch’esso somministrato per via endovenosa. È un immunoterapia che blocca una proteina (PD‑L1) che normalmente impedisce al sistema immunitario di attaccare il tumore. Viene studiato in combinazione con altri farmaci per capire se può essere efficace come prima linea di terapia.

Bevacizumab è un anticorpo monoclonale somministrato per via endovenosa. Agisce inibendo il fattore di crescita vascolare (VEGF), riducendo la capacità del tumore di creare nuovi vasi sanguigni necessari alla sua crescita. Viene combinato con altre terapie per migliorare i risultati nei pazienti con carcinoma epatocellulare.

Regorafenib è una compressa assunta per via orale. È un inibitore di più chinasi che interferisce con la crescita delle cellule tumorali e con la formazione di nuovi vasi sanguigni. È indicato come trattamento di seconda linea, cioè dopo che il paziente ha già ricevuto sorafenib.

Lenvatinib è una compressa da prendere per via orale. Come altri inibitori di chinasi, blocca segnali che favoriscono la crescita del tumore e la formazione di vasi sanguigni. Viene valutato sia come prima sia come seconda opzione terapeutica per il carcinoma epatocellulare avanzato.

Tremelimumab è una terapia somministrata tramite infusioni endovenose. È un immunoterapia che blocca la proteina CTLA‑4, potenziando la risposta immunitaria contro le cellule tumorali. Viene studiato in combinazione con durvalumab per capire se insieme possono migliorare la sopravvivenza.

Sorafenib è una compressa assunta per via orale. È stato per molti anni il trattamento standard di prima linea per il carcinoma epatocellulare avanzato. Agisce bloccando diverse chinasi coinvolte nella crescita del tumore e nella formazione di nuovi vasi sanguigni. Nel presente studio è usato come riferimento per confrontare nuovi farmaci di seconda linea.

Malattie in studio:

Carcinoma epatocellulare avanzato – Il carcinoma epatocellulare avanzato è un tumore maligno che origina dalle cellule principali del fegato. Si sviluppa lentamente e può crescere all’interno del fegato, formando masse che possono invadere i vasi sanguigni. Con l’avanzare della malattia, le cellule tumorali possono diffondersi al di fuori del fegato, coinvolgendo altri organi come i polmoni o le ossa. La crescita del tumore può compromettere la funzione epatica, riducendo la capacità del fegato di svolgere le sue normali attività. Il decorso è tipicamente caratterizzato da un progressivo aumento delle dimensioni del tumore e dalla comparsa di nuove lesioni.

ID della sperimentazione:
2026-525898-39-00
Codice del protocollo:
J-LI
Fase della sperimentazione:
Uso terapeutico (Fase IV)

Altre sperimentazioni da considerare

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    Farmaci in studio:
    Belgio Cechia Danimarca Finlandia Francia Germania +4