Studio di fase 2/3 su pazienti con epatite autoimmune per valutare sicurezza e tollerabilità di inebilizumab

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Di cosa tratta questo studio?

La Autoimmune Hepatitis è una malattia rara in cui il sistema immunitario attacca per errore il fegato, provocando infiammazione e danni alle cellule epatiche. I sintomi possono includere affaticamento, ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi) e alterazioni dei risultati dei test del sangue che valutano la funzione epatica.

Nel contesto dello studio, i partecipanti ricevono una infusioni endovenosa (cioè somministrata direttamente in una vena) di inebilizumab oppure una soluzione di controllo priva di principio attivo. Lo scopo dello studio è valutare la sicurezza e la tollerabilità di questo farmaco nei soggetti con la malattia descritta. Le persone sono assegnate in modo casuale a uno dei due gruppi e né i medici né i partecipanti sanno quale trattamento è stato somministrato (studio “double‑blind”). Il periodo di trattamento dura circa 26 settimane, durante le quali vengono effettuati controlli regolari per osservare eventuali effetti indesiderati e per monitorare i valori di laboratorio.

Durante lo studio vengono registrati gli eventi avversi, ossia qualsiasi problema di salute comparso durante il trattamento, e si misura la concentrazione di un enzima chiamato ALT, che indica lo stato di salute del fegato. L’obiettivo è capire se il farmaco è ben tollerato e se può contribuire a ridurre l’infiammazione epatica senza causare problemi di sicurezza.

1 inclusione nello studio

Dopo aver fornito il consenso informato, si effettua una valutazione iniziale per confermare la diagnosi di epatite autoimmune e verificare i criteri di ammissibilità.

Vengono raccolti i dati clinici di base, inclusi esami del sangue, storia medica e eventuali trattamenti in corso.

2 randomizzazione

Il partecipante viene assegnato in modo casuale a uno dei due gruppi: inebilizumab (farmaco attivo) o placebo (sostituto inattivo).

Nessun soggetto sa a quale gruppo appartiene, così come il personale di studio.

3 prima infusione

Viene somministrato il primo ciclo di infusione endovenosa di 100 mg di inebilizumab (o soluzione di placebo), secondo le istruzioni del protocollo.

L’infusione avviene in una struttura sanitaria sotto monitoraggio medico per rilevare eventuali reazioni immediate.

4 somministrazioni successive

Le infusioni di inebilizumab (o placebo) continuano a intervalli regolari stabiliti dallo studio, per tutta la durata della fase controllata di 26 settimane.

La frequenza esatta (ad esempio ogni 4 settimane) è definita dal protocollo dello studio.

5 visite di monitoraggio

Durante le 26 settimane di trattamento, il partecipante effettua visite regolari per valutare la sicurezza e l’efficacia del farmaco.

Vengono eseguiti esami del sangue per controllare i livelli di ALT (un enzima epatico), AST, IgG e il conteggio delle cellule B.

Viene anche monitorata la dose di prednisone (corticosteroide) o farmaci equivalenti, con l’obiettivo di mantenerla ≤ 5 mg al giorno.

6 valutazione a 26 settimane

Al termine delle 26 settimane, si verifica se ALT è tornato nella norma e se il punteggio dell’indice di attività istologica modificato (mHAI) è ≤ 3.

Si controlla anche se la dose di prednisone è stabile a ≤ 5 mg al giorno.

7 possibile estensione fino a 78 settimane

Se il partecipante continua nello studio, la terapia può proseguire fino a un massimo di 78 settimane, con ulteriori infusioni secondo lo stesso schema.

Durante questo periodo aggiuntivo vengono monitorati gli eventi avversi, la presenza di anticorpi anti‑farmaco (ADA) e i parametri farmacocinetici come la concentrazione massima nel sangue (Cmax) e l’area sotto la curva (AUC).

8 conclusione dello studio

Al termine del periodo di trattamento, si raccolgono tutti i dati finali per valutare la sicurezza, la tollerabilità e l’efficacia complessiva di inebilizumab rispetto al placebo.

Le informazioni raccolte contribuiscono a determinare se il farmaco può essere utile per il trattamento dell’epatite autoimmune.

Chi può partecipare allo studio?

  • Devi aver firmato il consenso informato, cioè un documento che spiega lo studio e che accetti di partecipare.
  • Devi avere più di 18 anni e meno di 75 anni al momento della firma del consenso.
  • Devi aver avuto una risposta insufficiente al trattamento standard (SOC) per almeno 9 mesi, o non tollerare quel trattamento a causa di effetti collaterali importanti. Il trattamento standard comprende cortisone (glucocorticoidi) e farmaci come azatioprina (AZA), 6‑mercaptopurina (6‑MP) o micofenolato (MMF).
  • Al momento dello screening i livelli dell’enzima epatico ALT devono essere almeno 2 volte ma non più di 7 volte il valore normale superiore (ULN). ALT è un enzima che indica danno al fegato; ULN è il valore massimo considerato normale.
  • Devi avere una biopsia epatica che confermi la diagnosi di epatite autoimmune con un punteggio diagnostico semplificato di almeno 7 e un punteggio mHAI (indice di attività istologica) di almeno 5, effettuata entro 90 giorni prima della randomizzazione.
  • Non devi aver aumentato la dose di cortisone nei 28 giorni precedenti la biopsia di base e la dose deve rimanere invariata fino al giorno della randomizzazione; inoltre, devi essere su dosi stabili e massime tollerate di AZA o 6‑MP o MMF per almeno 12 settimane prima dello screening e durante tutto il periodo di trattamento, a meno che non sia necessario ridurle per motivi di sicurezza.
  • Devi usare un metodo contraccettivo efficace durante il trattamento e per altri 6 mesi dopo l’ultima dose del farmaco sperimentale.

Chi non può partecipare allo studio?

  • Diagnosi di sindrome sovrapposta autoimmune del fegato (ad esempio AIH + PBC, AIH + PSC, AIH associata a lupus) che soddisfa i criteri di sovrapposizione.
  • Esami del sangue che mostrano uno dei seguenti valori anormali: emoglobina < 7,5 g/dL (bassa quantità di globuli rossi), neutrofili < 1 200/mm³ (bassa conta dei globuli bianchi), piastrine 1,3 (coagulazione del sangue alterata), cellule B CD19⁺ < 40/µL, albumina sierica 1,5 volte il valore normale, aspartato aminotransferasi (AST) > 7 volte il valore normale.
  • Infezione attiva e clinicamente significativa al momento della randomizzazione.
  • Test positivo per l’infezione da HIV.
  • Insufficienza epatica acuta (danno epatico rapido con problemi di coagulazione e/o encefalopatia).
  • Allergia o reazione grave (anafilassi) a qualsiasi componente dell’inebilizumab o a immunoglobuline umane.
  • Allergia o intolleranza ai farmaci richiesti per prevenire reazioni durante l’infusione (paracetamolo/acetaminofene, difenidramina, metilprednisolone).
  • Cancro attivo o storia di cancro trattato negli ultimi 10 anni, eccetto alcuni tumori con trattamento curativo di successo (es. carcinoma in situ della cervice, carcinoma basocellulare della pelle, cancro alla tiroide ben differenziato, ecc.).
  • Assunzione di inibitori del TNF (ad es. infliximab, adalimumab) entro 6 mesi prima dello screening.
  • Assunzione di farmaci immunosoppressori come inibitori della calcineurina (tacrolimus, ciclosporina), metotrexato o inibitori mTOR (everolimus) entro 6 settimane prima dello screening.
  • Assunzione di qualsiasi farmaco sperimentale entro 12 settimane (o 5 emivite) prima dello screening.
  • Presenza di una immunodeficienza nota.
  • Storia di impossibilità a sospendere i glucocorticoidi a causa di insufficienza surrenale o di condizioni dipendenti dai corticosteroidi.
  • Somministrazione di vaccini entro 4 settimane prima della prima dose di studio.
  • Uso regolare di farmaci noti per essere epatotossici (danno al fegato).
  • Presenza o storia di infezione da epatite B (HBsAg positivo o anti‑HBc positivo) o epatite C, anche se considerata curata.
  • Uso corrente di steroidi ad alte dosi (prednisone > 20 mg/giorno o equivalente) o di dosi elevate di azatioprina, 6‑mercaptopurina, micofenolato di mofetile o acido micofenolico.
  • Qualsiasi altro trattamento immunosoppressivo, se non quelli specificamente permessi (azatioprina, 6‑MP, MMF, MPA).
  • Livelli non rilevabili di metaboliti attivi di azatioprina o micofenolato durante lo screening, a meno che il paziente non li assuma per intolleranza.
  • Assunzione di nuovi integratori erboristici o dietetici entro 4 settimane prima della prima dose.
  • Partecipazione a un altro studio clinico o interruzione di uno studio precedente da meno di 30 giorni (o 5 emivite) prima dello screening.
  • Impossibilità di eseguire in modo sicuro una biopsia epatica.
  • Presenza di steatoepatite associata a disfunzione metabolica (MASH) nella biopsia epatica di screening.
  • Probabilità di non poter completare tutte le procedure richieste dallo studio, secondo il giudizio del medico.
  • Qualsiasi altra condizione medica grave che, a giudizio del ricercatore, aumenti il rischio per il partecipante.
  • Gravidanza, allattamento o intenzione di rimanere incinta o donare ovuli durante lo studio e fino a 6 mesi dopo l’ultima dose.
  • Test di gravidanza positivo al momento dello screening.
  • Tubercolosi attiva o latente non adeguatamente trattata.
  • Rifiuto di astenersi dalla donazione di sangue o plasma durante lo studio.
  • Test positivo per tubercolosi (QuantiFERON®) allo screening.
  • Disturbo da alcolismo non controllato (consumo > 2 unità al giorno per gli uomini, > 1 unità al giorno per le donne, per almeno 3 mesi consecutivi).
  • Storia di infezioni gravi ricorrenti (richiedenti ospedalizzazione o antibiotici IV) negli ultimi 12 mesi.
  • Intervento chirurgico importante entro 8 settimane prima dello screening.
  • Più di un episodio di herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio) o di altra infezione opportunistica significativa negli ultimi 12 mesi.
  • Grave patologia cardiovascolare, respiratoria, endocrina, gastrointestinale, ematologica, neurologica, psichiatrica o di altro sistema che comporti un rischio inaccettabile.
  • Reazione allergica grave (anafilassi) entro 7 giorni da una dose endovenosa che non può essere attribuita a un altro allergene.
  • Qualsiasi evento avverso o anomalia di laboratorio che il medico, lo sponsor o il comitato di monitoraggio ritengono motivo di interrompere il trattamento.
  • Infezione potenzialmente letale (grado 4), sepsi, neutropenia febbrile, infezione opportunistica, reazione di infusione di grado 3 o evento avverso serio di grado 4.
  • Cirrosi epatica decompensata (stadio avanzato con complicazioni come ascite, encefalopatia, sanguinamento varicoso, ecc.) al momento dello screening.
  • Conta assoluta di neutrofili < 800 celle/µL confermata da un secondo test.
  • Valutazione da parte del medico o dello sponsor che la partecipazione possa rappresentare un rischio per la sicurezza del paziente.
  • Non rispetto significativo del protocollo di studio, secondo il giudizio del medico o dello sponsor.
  • Ricezione della prima dose nella fase aperta (OLP) al di fuori della finestra temporale prevista.
  • Raggiungimento dei criteri di “early escape” e interruzione della fase randomizzata per motivi di sicurezza.
  • Storia di lesione epatica indotta da farmaci (DILI), indipendentemente dall’agente responsabile.
  • Uso di terapie biologiche che depletano le cellule B (rituximab, ocrelizumab, obinutuzumab, ofatumumab, inebilizumab, ianalumab) entro 6 mesi prima dello screening.
  • Uso di terapie biologiche non depletanti per le cellule B (belimumab), abatacept o altri agenti immunomodulatori entro 6 mesi prima dello screening.
  • Funzione renale ridotta con tasso di filtrazione glomerulare stimato (eGFR) < 45 mL/min/1,73 m².

Dove puoi partecipare a questa sperimentazione?

Siti verificati e consigliati

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Siti verificati

Nome del sito Città Paese Stato
IRCCS Humanitas Research Hospital Rozzano Italia
Unidade Local De Saúde De Santa Maria, E.P.E. Lisbona Portogallo
Centro Hospitalar Universitario Sao Joao E.P.E. Porto Portogallo
Katholieke Universiteit te Leuven Lovanio Belgio
Université Libre de Bruxelles – Hôpital Erasme Bruxelles Belgio
University Hospital Jena KöR Jena Germania

Altri siti

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University Hospital Ostrava Ostrava Cechia
Hospital General Universitario Gregorio Maranon Madrid Spagna
Axqdpim Oodhpmraadm dk Plmkjb Padova Italia
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Ahyarplhs Ufw Amsterdam Paesi Bassi
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Stato della sperimentazione

Paese Stato dell’arruolamento Inizio dell’arruolamento
Belgio Belgio
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01.10.2026
Cechia Cechia
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Spagna Spagna
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Sedi della sperimentazione

Farmaci in studio:

Uplizna è un farmaco a base di anticorpi monoclonali, cioè una proteina progettata per legarsi a specifiche cellule del sistema immunitario chiamate B‑cellule. Nel contesto di questo studio, il farmaco viene somministrato per via endovenosa, cioè direttamente in una vena, sotto forma di soluzione per infusione. L’obiettivo della sperimentazione è verificare quanto sia sicuro e ben tollerato da persone affette da epatite autoimmune, una malattia in cui il sistema immunitario attacca il fegato. In pratica, i ricercatori osservano se l’uso di Uplizna riduce l’attività della malattia senza causare effetti collaterali gravi.

Malattie in studio:

Epatite autoimmune (AIH) – è una malattia infiammatoria cronica del fegato in cui il sistema immunitario attacca le cellule epatiche. Si manifesta con un’infiammazione progressiva che può portare a necrosi dei tessuti epatici. Nel tempo l’infiammazione può evolvere in fibrosi e, se non controllata, in cirrosi. La malattia può presentarsi con periodi di attività più intensa (flare) alternati a fasi più calme. I sintomi iniziali sono spesso lievi o assenti, ma con il progredire possono comparire affaticamento, ittero e dolore addominale.

ID della sperimentazione:
2025-522393-37-00
Codice del protocollo:
20240237
Fase della sperimentazione:
Uso terapeutico (Fase IV)

Altre sperimentazioni da considerare

  • Studio clinico su VAY736 per pazienti con epatite autoimmune che non rispondono o sono intolleranti alla terapia standard

    Arruolamento concluso

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    Malattie in studio:
    Farmaci in studio:
    Cechia Germania