Il disturbo dello spettro della schizofrenia, che comprende anche il disturbo schizoaffettivo, è caratterizzato da alterazioni del pensiero, delle emozioni e del comportamento, con impatti significativi sulla vita quotidiana. Il trattamento in studio prevede somministrazioni ripetute di rituximab, un farmaco immunomodulatore somministrato per via endovenosa (infusione), che viene aggiunto alla terapia abituale dei pazienti.
L’obiettivo è valutare gli effetti a lungo termine e la sicurezza di questo approccio. I partecipanti ricevono due infusioni di rituximab, seguite da visite di controllo a distanza di circa quattro mesi e successivamente, durante le quali vengono registrati miglioramenti dei sintomi, cambiamenti nella capacità di funzionamento quotidiano e il benessere generale, confrontando i risultati con dati storici di un gruppo che ha ricevuto placebo.
Gli esiti clinici vengono valutati con strumenti come il CGI-I, che indica quanto i sintomi sono migliorati, e il CGI-S, che misura la gravità della malattia. La capacità di svolgere attività quotidiane è monitorata con il PSP, mentre il benessere percepito dal paziente è stimato mediante il VAS-Health, una scala visiva. La gravità dei sintomi psicotici è quantificata con il PANSS, un’intervista strutturata. Inoltre, vengono analizzati biomarcatori nel sangue per capire eventuali cambiamenti biologici correlati al trattamento.



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