Lo studio riguarda il cancro della vescica invasivo muscolare, una forma di tumore della vescica che ha penetrato nella parete muscolare dell’organo. Durante la terapia neoadiuvante, cioè il trattamento che viene somministrato prima dell’intervento chirurgico o della radioterapia, i pazienti con questo tipo di tumore hanno un aumentato rischio di sviluppare una trombosi venosa, ovvero la formazione di coaguli di sangue nelle vene, che può manifestarsi come deep vein thrombosis (coagulo in una vena profonda delle gambe) o pulmonary embolism (coagulo che raggiunge i polmoni). Il farmaco studiato è l’apixaban, un anticoagulante orale preso una volta al giorno, confrontato con l’assenza di terapia anticoagulante.
Lo scopo dello studio è valutare se l’aggiunta di apixaban al trattamento standard riduce il numero di coaguli di sangue senza aumentare in modo significativo il rischio di sanguinamenti gravi. I partecipanti seguiranno la terapia neoadiuvante, che può includere combinazioni di chemioterapia come gemcitabina‑cisplatino o altri regimi, e successivamente saranno programmati per un intervento di rimozione della vescica (cistectomia radicale) o per una radioterapia combinata. Durante il periodo di trattamento, i soggetti saranno assegnati casualmente a ricevere apixaban o a non riceverlo.
Il percorso dello studio prevede la somministrazione quotidiana del farmaco per tutta la durata della terapia neoadiuvante, controlli medici regolari, esami del sangue e una tomografia computerizzata (TC) alla fine del ciclo di chemioterapia per verificare la presenza di eventuali coaguli o sanguinamenti. Dopo la valutazione con la TC, i pazienti procederanno con l’intervento chirurgico o la radioterapia programmata e saranno seguiti per circa sei mesi per monitorare eventuali eventi di trombosi o emorragie.



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