Lo studio riguarda pazienti con heart failure che hanno una ridotta capacità di pompare il sangue (ejection fraction diminuita) e che devono sottoporsi a un intervento di chirurgia cardiaca con cardiopulmonary bypass. I partecipanti hanno già ricevuto, per almeno quattro settimane, farmaci della classe SGLT-2 inhibitor, nello specifico dapagliflozin o empagliflozin, che sono noti per migliorare la funzione cardiaca. L’obiettivo è confrontare due approcci: mantenere il farmaco fino al mattino dell’intervento oppure interromperlo tre giorni prima, per verificare quale strategia riduca meglio i problemi cardiaci dopo l’intervento.
I pazienti verranno assegnati casualmente a uno dei due gruppi e seguiti per circa un mese dopo l’intervento. Durante questo periodo verranno osservati eventuali danni al cuore (rilevati con high-sensitivity troponin I), la comparsa di low cardiac output syndrome, la necessità di rientrare in ospedale per insufficienza cardiaca sinistra, la mortalità, e possibili effetti collaterali rari come euglycaemic ketoacidosis o acute renal failure. La qualità della vita sarà valutata con il questionario EQ5D prima dell’intervento e a 30 giorni, e saranno registrati anche la durata della degenza in terapia intensiva e in ospedale.



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