Questo studio riguarda la sepsi, una condizione grave che si verifica quando il corpo reagisce in modo eccessivo a un’infezione. La sepsi può causare danni agli organi e richiede cure urgenti in terapia intensiva. Lo studio utilizza un antibiotico chiamato ceftazidime, che viene somministrato per via endovenosa, cioè attraverso una vena. L’antibiotico viene utilizzato per combattere le infezioni batteriche nei pazienti ricoverati in terapia intensiva. Lo studio confronta due modi diversi di somministrare il ceftazidime: un regime standard e un regime modificato che prevede dosi diverse per raggiungere più rapidamente la quantità di farmaco necessaria nel sangue.
Lo scopo dello studio è valutare quale regime di dosaggio del ceftazidime permetta di raggiungere e mantenere più velocemente la concentrazione ottimale del farmaco nel sangue dei pazienti critici. Il regime ottimizzato prevede una dose iniziale più alta e dosi di mantenimento che variano in base alla funzione dei reni del paziente. Durante lo studio viene prelevato il sangue attraverso un catetere arterioso, cioè un tubicino inserito in un’arteria, per misurare la quantità di antibiotico presente nel sangue a intervalli specifici dopo la prima somministrazione.
I medici controllano se la concentrazione del farmaco nel sangue raggiunge il livello desiderato senza superare il limite di sicurezza. Vengono anche valutate la gravità della malattia del paziente, la funzione dei reni attraverso esami del sangue e delle urine, e la comparsa di eventuali effetti indesiderati come convulsioni, movimenti muscolari involontari, confusione o alterazioni della coscienza. Lo studio osserva i pazienti per un periodo che può arrivare fino a ventotto giorni dall’inizio del trattamento.

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