L’infezione da citomegalovirus (CMV) rappresenta una sfida significativa per diversi gruppi di pazienti, in particolare per coloro che hanno subito trapianti di organi, per le donne in gravidanza e per i loro bambini. Attualmente sono in corso 10 studi clinici che stanno valutando nuovi approcci per prevenire e trattare questa infezione virale, utilizzando vaccini innovativi, terapie antivirali avanzate e trattamenti con cellule immunitarie specializzate.
Studi clinici in corso sull’infezione da citomegalovirus
L’infezione da citomegalovirus è causata da un virus comune della famiglia degli herpesvirus che può rimanere latente nell’organismo dopo l’infezione iniziale. Sebbene spesso non causi sintomi nelle persone sane, può portare a complicazioni gravi in individui con sistema immunitario indebolito, come i pazienti trapiantati, e rappresenta un rischio significativo durante la gravidanza per il feto in via di sviluppo.
Gli studi clinici attualmente in corso stanno esplorando diverse strategie terapeutiche innovative, dalla prevenzione attraverso vaccini a mRNA fino a trattamenti personalizzati con cellule T specifiche per il virus. Questi studi mirano a migliorare significativamente la gestione dell’infezione da CMV in popolazioni vulnerabili.
Studi clinici disponibili per l’infezione da citomegalovirus
Studio sull’efficacia e la sicurezza del vaccino mRNA-1647 per la prevenzione del citomegalovirus in individui sani di età compresa tra 16 e 40 anni
Localizzazione: Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Spagna
Questo studio clinico rappresenta uno degli approcci più innovativi nella prevenzione dell’infezione da CMV. Il vaccino mRNA-1647 utilizza la tecnologia dell’RNA messaggero per istruire le cellule dell’organismo a produrre proteine che stimolano una risposta immunitaria contro il virus. Lo studio si concentra su individui sani, in particolare donne di età compresa tra 16 e 40 anni, che potrebbero trovarsi a contatto frequente con bambini piccoli.
I partecipanti riceveranno tre dosi del vaccino attraverso iniezioni intramuscolari. Lo studio confronterà i risultati con quelli di un gruppo che riceve placebo. I criteri di inclusione principali includono l’essere donne nella fascia d’età specificata, avere contatti regolari con bambini di età inferiore ai 5 anni (almeno 8 ore settimanali), e risultare negative o positive agli anticorpi CMV a seconda del sottogruppo di studio. Le donne in età fertile devono inoltre utilizzare metodi contraccettivi efficaci durante tutto il periodo dello studio.
Lo studio monitorerà l’incidenza dell’infezione da CMV e valuterà la sicurezza del vaccino attraverso controlli regolari e prelievi di sangue per un periodo di 30 mesi. Questo rappresenta un importante passo avanti nella ricerca di una soluzione preventiva efficace contro il CMV.
Studio sulla prevenzione dell’infezione da citomegalovirus nei pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali utilizzando linfociti T citolitici
Localizzazione: Spagna
Questo studio spagnolo esplora un approccio immunoterapico avanzato per prevenire l’infezione da CMV in pazienti che hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da donatori familiari con HLA identico. Si tratta di una popolazione particolarmente vulnerabile, poiché la procedura di trapianto indebolisce temporaneamente il sistema immunitario.
Il trattamento studiato prevede l’utilizzo di linfociti T citolitici (CTL), cellule immunitarie specializzate progettate per riconoscere e distruggere le cellule infettate dal virus. Questa terapia viene somministrata attraverso iniezione e rappresenta un’alternativa per i pazienti che non hanno disponibilità di profilassi farmacologica standard.
I criteri di inclusione richiedono che i pazienti siano adulti oltre i 18 anni, abbiano ricevuto un trapianto da donatore familiare HLA-identico sieropositivo per CMV, e mostrino segni di recupero parziale dell’impianto ematopoietico. Lo studio valuterà l’incidenza dell’infezione da CMV nei primi 100 giorni dopo il trapianto, confrontando i risultati con dati storici di pazienti simili non trattati.
Studio su letermovir e valganciclovir per il trattamento delle infezioni da CMV nei pazienti trapiantati di rene
Localizzazione: Francia
Questo studio francese confronta due approcci terapeutici per il trattamento dell’infezione da CMV in pazienti che hanno ricevuto un trapianto di rene. Il focus è sulla combinazione di due farmaci antivirali, letermovir e valganciclovir, rispetto all’uso del solo valganciclovir. Il letermovir è disponibile sotto forma di compresse rivestite con il nome commerciale PREVYMIS.
I partecipanti devono essere maggiorenni, pesare almeno 30 kg, aver ricevuto un trapianto di rene e presentare un’infezione da CMV documentata con livelli specifici di DNA virale confermati da due test consecutivi. L’infezione deve essere idonea al trattamento con valganciclovir orale secondo valutazione medica.
Lo studio ha una durata massima di 12 settimane, durante le quali i pazienti saranno monitorati settimanalmente per valutare i livelli di CMV DNA nel sangue. L’obiettivo principale è determinare se la terapia combinata possa ridurre più efficacemente la carica virale entro la terza settimana di trattamento. Verranno inoltre valutati parametri di sicurezza come la funzionalità epatica, renale e la conta dei neutrofili.
Studio sul trattamento delle infezioni virali resistenti nei pazienti trapiantati di cellule staminali utilizzando cellule T specifiche multivirus allogeniche
Localizzazione: Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi
Questo studio multicentrico europeo affronta una sfida complessa: il trattamento di infezioni virali che non rispondono alle terapie antivirali standard in pazienti che hanno subito trapianto allogenico di cellule staminali. Lo studio si concentra su tre virus: citomegalovirus (CMV), virus di Epstein-Barr (EBV) e adenovirus (AdV).
La terapia innovativa utilizza cellule T specifiche multivirus allogeniche, progettate per riconoscere e combattere simultaneamente questi tre virus. Il trattamento viene somministrato attraverso infusione endovenosa ed è destinato a pazienti che non hanno mostrato miglioramenti dopo due settimane di trattamento antivirale standard.
I criteri di inclusione richiedono che i pazienti siano adulti o bambini di età superiore ai 2 mesi, abbiano subito un trapianto di cellule staminali ematopoietiche e presentino un’infezione nuova o riattivata da CMV, EBV o AdV che non ha risposto al trattamento standard. Il donatore originale delle cellule staminali deve essere disponibile e presentare una risposta immunitaria al virus. Lo studio monitora i pazienti per 15 settimane, valutando la clearance virale e l’incidenza di complicanze come la malattia del trapianto contro l’ospite.
Studio su valaciclovir per la prevenzione e il trattamento del citomegalovirus (CMV) nelle donne in gravidanza
Localizzazione: Polonia
Questo studio polacco affronta una delle situazioni più delicate: l’infezione primaria da CMV durante la gravidanza. L’infezione primaria significa che è la prima volta che la donna viene infettata dal virus, una situazione particolarmente preoccupante per il rischio di trasmissione al feto.
Il farmaco studiato è il valaciclovir, somministrato per via orale in compresse rivestite (VACICLOR 500 MG). Lo studio mira a valutare diversi dosaggi del farmaco per determinare quale sia più efficace e sicuro nel prevenire la trasmissione materno-fetale e nel trattare l’infezione.
Le partecipanti devono essere donne in gravidanza di età pari o superiore a 18 anni, con evidenza di sieroconversione per CMV (comparsa di anticorpi IgG in gravidanza dopo precedente negatività) o presenza di anticorpi IgM e IgG a bassa avidità, indicativi di infezione recente. Questi segni devono essere presenti prima della 16ª settimana di gravidanza, e deve essere confermata una gravidanza singola.
Lo studio monitora la presenza di DNA del CMV nel liquido amniotico e nel sangue materno e fetale, oltre alla conta piastrinica fetale. La conclusione dello studio è prevista per agosto 2026, fornendo informazioni preziose sulla gestione del CMV in gravidanza.
Studio su letermovir per la prevenzione del citomegalovirus nei pazienti trapiantati di cellule staminali con donatori CMV-positivi
Localizzazione: Spagna
Questo studio spagnolo esamina l’uso profilattico di letermovir in una specifica popolazione ad alto rischio: pazienti CMV-negativi che ricevono un trapianto allogenico di cellule staminali da donatori CMV-positivi. Questa combinazione crea una situazione particolarmente rischiosa per lo sviluppo di infezione da CMV.
Il letermovir viene somministrato in compresse rivestite (PREVYMIS 240 mg) per via orale per un periodo di 14 settimane dopo il trapianto. I partecipanti devono essere maggiorenni, al loro primo trapianto allogenico di cellule ematopoietiche, e presentare sierologia negativa per IgG anti-CMV mentre il donatore deve essere positivo.
Lo studio valuterà l’incidenza dell’infezione da CMV e la necessità di trattamento antivirale aggiuntivo, oltre a monitorare il recupero delle cellule del sangue (neutrofili e piastrine) alle settimane 4 e 14. Verranno inoltre registrati eventuali eventi avversi e l’incidenza di altre infezioni nei primi 180 giorni post-trapianto. La conclusione è prevista per novembre 2027.
Studio su letermovir per la prevenzione del citomegalovirus nei pazienti trapiantati di cuore
Localizzazione: Slovenia
Questo studio sloveno si concentra sulla prevenzione dell’infezione da CMV in una popolazione specifica: i riceventi di trapianto cardiaco. I pazienti trapiantati di cuore presentano un rischio particolare di complicanze da CMV a causa della terapia immunosoppressiva necessaria per prevenire il rigetto dell’organo.
Il trattamento studiato è il letermovir (PREVYMIS 240 mg), somministrato in compresse per via orale. I partecipanti devono essere nuovi riceventi di trapianto cardiaco, di età pari o superiore a 18 anni, con sierologia CMV a rischio moderato o alto. Il criterio principale è la presenza di un rischio elevato di sviluppare infezione da CMV in base allo stato sierologico del paziente e del donatore.
Lo studio monitora l’incidenza di infezioni o malattie da CMV precoci durante il periodo di assunzione del farmaco, oltre a valutare la comparsa di condizioni come leucopenia (riduzione dei globuli bianchi) e neutropenia. Viene anche osservata l’incidenza di infezioni tardive da CMV dopo la sospensione del farmaco e la risposta immunitaria nel tempo. Questo studio fornirà dati importanti sulla gestione del rischio CMV nei trapiantati cardiaci.
Studio sul trattamento prenatale dell’infezione congenita da citomegalovirus con letermovir e valaciclovir per donne in gravidanza con feti infetti da CMV
Localizzazione: Francia
Questo ambizioso studio francese affronta il trattamento prenatale dell’infezione congenita da CMV confrontando due farmaci antivirali: letermovir e valaciclovir. Lo studio è particolarmente innovativo perché esplora il trattamento dei feti già infetti, una situazione clinica complessa e delicata.
Lo studio è strutturato in due fasi: la prima valuta il trasferimento del letermovir dalla madre al feto durante il secondo trimestre, misurando il suo accumulo nel liquido amniotico e nella placenta. La seconda fase confronta l’efficacia del letermovir rispetto al valaciclovir nell’aumentare la percentuale di neonati con test CMV negativo alla nascita.
Le partecipanti devono essere donne in gravidanza di almeno 18 anni, nel secondo trimestre, con infezione materna da CMV contratta nel primo trimestre e trasmissione fetale confermata tra 15 e 28 settimane attraverso PCR positiva nel liquido amniotico. Il feto non deve presentare caratteristiche ecografiche cerebrali gravi. Lo studio include anche monitoraggio ecografico e RM regolari per valutare eventuali cambiamenti nelle caratteristiche cerebrali e placentari del feto durante il trattamento. La conclusione è prevista per novembre 2026.
Studio su valaciclovir per prevenire l’infezione congenita da CMV nelle donne in gravidanza con infezioni da CMV nel primo trimestre
Localizzazione: Belgio
Questo studio belga a lungo termine (con conclusione prevista per il 2031) si concentra sulla prevenzione della trasmissione materno-fetale del CMV quando la madre contrae l’infezione primaria nel primo trimestre di gravidanza. L’obiettivo è determinare se il valaciclovir possa prevenire efficacemente il passaggio del virus dalla madre al bambino.
Le partecipanti devono essere donne di almeno 18 anni con infezione primaria da CMV documentata nel primo trimestre. Il farmaco viene somministrato in compresse da 500 mg per via orale. Il protocollo prevede un monitoraggio intensivo che include amniocentesi a 20 settimane per test PCR del CMV nel liquido amniotico, ecografie ogni due settimane e RM a 30 settimane di età gestazionale.
Il follow-up è particolarmente completo e include valutazioni postnatali del neonato con PCR su campione di urine, RM cerebrale, test dell’udito annuali fino ai 4 anni e valutazioni dello sviluppo neuropsichico a 1, 2 e 5 anni. La sicurezza materna viene monitorata attraverso esami ematologici e della funzionalità epatica e renale. Questo approccio globale permetterà di valutare non solo l’efficacia immediata ma anche gli effetti a lungo termine del trattamento sulla salute del bambino.
Studio su ganciclovir e valganciclovir per la prevenzione del citomegalovirus nei pazienti ad alto rischio sottoposti a chirurgia cardiaca
Localizzazione: Spagna
Questo studio spagnolo esplora un’area meno comunemente studiata: la prevenzione del CMV in pazienti immunocompetenti (con sistema immunitario normale) che hanno subito interventi di cardiochirurgia maggiore. La ricerca si basa sull’osservazione che pazienti che rimangono in terapia intensiva cardiochirurgica per almeno 72 ore dopo l’intervento presentano un rischio aumentato di riattivazione del CMV.
Lo studio utilizza una terapia antivirale pre-emptiva mirata, confrontando il trattamento attivo (ganciclovir e valganciclovir) con placebo. I partecipanti devono essere adulti di almeno 18 anni che abbiano subito un intervento di cardiochirurgia maggiore nei 90 giorni precedenti e siano rimasti in terapia intensiva per almeno 72 ore. È richiesta la rilevazione di CMV nel sangue, anche in assenza di sintomi.
Il trattamento ha una durata di 14 giorni, seguito da un periodo di monitoraggio di 30 giorni. L’endpoint primario valuta i giorni di “buon outcome”, definiti come giorni in cui il paziente è vivo, fuori dalla terapia intensiva e libero da complicanze gravi. Vengono inoltre monitorati marcatori immunitari e la carica virale per valutare l’efficacia della strategia preventiva. Questo studio potrebbe aprire nuove prospettive nella gestione del CMV in popolazioni non tradizionalmente considerate a rischio.
Sintesi degli studi clinici
Gli studi clinici attualmente in corso per l’infezione da citomegalovirus rappresentano un panorama diversificato e innovativo di approcci terapeutici e preventivi. Emergono alcuni aspetti particolarmente significativi da questa analisi complessiva degli studi.
Un elemento centrale è la forte attenzione alle popolazioni vulnerabili: pazienti trapiantati (cellule staminali, rene, cuore), donne in gravidanza e neonati. Questo riflette la realtà clinica dell’infezione da CMV, che raramente causa problemi in persone sane ma può avere conseguenze devastanti in questi gruppi specifici.
Dal punto di vista terapeutico, si osserva un’evoluzione verso strategie sempre più personalizzate. Accanto agli antivirali tradizionali come valganciclovir, emergono nuove molecole come il letermovir, che sta dimostrando particolare promessa in diversi contesti clinici. L’aspetto più innovativo è rappresentato dall’immunoterapia cellulare con linfociti T specifici, che rappresenta un cambio di paradigma rispetto alla farmacologia tradizionale.
Un altro elemento distintivo è l’approccio preventivo, particolarmente evidente nello studio sul vaccino mRNA-1647. Questo rappresenta un potenziale punto di svolta, poiché potrebbe permettere di prevenire l’infezione primaria piuttosto che limitarsi a gestirne le conseguenze.
Per quanto riguarda la gravidanza, gli studi si concentrano su due momenti critici: la prevenzione della trasmissione materno-fetale quando la madre si infetta per la prima volta in gravidanza, e il trattamento del feto già infetto. Quest’ultimo aspetto è particolarmente complesso e richiede un bilanciamento attento tra efficacia terapeutica e sicurezza per madre e bambino.
Geograficamente, si nota una concentrazione degli studi in Europa, con particolare presenza di Francia, Spagna e Italia. Questo riflette sia l’importanza che questi paesi attribuiscono alla ricerca sul CMV, sia la disponibilità di infrastrutture cliniche adeguate per condurre studi complessi.
I tempi di follow-up variano considerevolmente, da poche settimane negli studi su pazienti trapiantati fino a 5 anni negli studi sui neonati esposti al CMV in utero. Questo riflette la necessità di valutare non solo l’efficacia immediata ma anche gli effetti a lungo termine, particolarmente importante quando si trattano neonati e bambini.
Un aspetto trasversale a molti studi è l’attenzione alla resistenza virale e allo sviluppo di risposta immunitaria duratura. Questo riflette la consapevolezza che il CMV tende a rimanere latente nell’organismo e può riattivarsi, rendendo essenziale non solo eliminare la replicazione virale acuta ma anche stimolare una memoria immunitaria efficace.
In conclusione, questi studi rappresentano un momento di significativa innovazione nella gestione del CMV, con potenziali implicazioni cliniche importanti per migliorare la qualità di vita e la sopravvivenza delle popolazioni più vulnerabili a questa infezione comune ma potenzialmente devastante.





