Questo studio riguarda la sindrome nefrosica idiopatica steroido-sensibile, una malattia dei reni che causa la perdita di proteine nelle urine. In questa condizione, i piccoli filtri dei reni chiamati podociti non funzionano correttamente, provocando gonfiore del corpo e altri sintomi. La malattia tende a ripresentarsi più volte nel tempo, anche quando viene trattata con farmaci che riducono l’attività del sistema immunitario. Lo studio utilizza rituximab, un anticorpo monoclonale che viene somministrato per via endovenosa, cioè attraverso una vena, e che agisce riducendo alcuni tipi di cellule del sistema immunitario chiamate cellule B.
Lo scopo dello studio è confrontare due diverse modalità di somministrazione di rituximab come terapia di mantenimento per vedere quale delle due è più efficace nel prevenire il ritorno della malattia. I pazienti che partecipano allo studio devono essere in una fase in cui la malattia è sotto controllo grazie ai farmaci immunosoppressori, che sono medicinali utilizzati per ridurre l’attività del sistema immunitario. Durante lo studio vengono confrontati due schemi di trattamento con rituximab per valutare quanto tempo passa prima che la sindrome nefrosica si ripresenti.
Lo studio prevede che i pazienti ricevano il trattamento con rituximab secondo uno dei due schemi stabiliti e vengano seguiti per un periodo di ventiquattro mesi. Durante questo tempo vengono controllati regolarmente per verificare se la malattia rimane sotto controllo, quanta quantità di glucocorticoidi viene utilizzata, che sono farmaci comunemente chiamati cortisone, e come si sentono i pazienti nella loro vita quotidiana. Vengono anche registrati eventuali effetti indesiderati del trattamento per valutare la sicurezza dei due schemi terapeutici.

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