Questo studio riguarda la vasculite associata ad ANCA-IgG positiva, una malattia in cui i vasi sanguigni si infiammano a causa di una reazione anomala del sistema immunitario. La malattia può presentarsi in due forme principali: la granulomatosi con poliangioite e la poliangioite microscopica. Lo studio è rivolto a persone che hanno la malattia ancora attiva nonostante abbiano già provato diversi trattamenti senza successo sufficiente, come rituximab, micofenolato mofetile, azatioprina, metotrexato, ciclofosfamide, avacopan o glucocorticoidi. Il trattamento studiato è il CND261, una nuova terapia che viene somministrata attraverso infusione in vena e che agisce aiutando alcune cellule del sistema immunitario chiamate cellule T a riconoscere e distruggere altre cellule immunitarie chiamate cellule B che contribuiscono alla malattia.
Lo scopo dello studio è valutare la sicurezza e l’efficacia di questa nuova terapia nelle persone con vasculite che non hanno risposto adeguatamente ai trattamenti precedenti. Lo studio si svolge in due fasi: nella prima fase si verifica principalmente la sicurezza del trattamento, mentre nella seconda fase si valuta sia la sicurezza sia l’efficacia, misurando in particolare quante persone riescono a normalizzare i livelli di alcuni anticorpi nel sangue chiamati ANCA. Durante lo studio vengono monitorati possibili effetti collaterali come la sindrome da rilascio di citochine, che può causare febbre e altri sintomi, e la sindrome di neurotossicità associata alle cellule immunitarie, che può influenzare il sistema nervoso.
I partecipanti ricevono il trattamento con CND261 e vengono seguiti per un periodo di tempo per valutare come risponde la malattia e come cambia la loro condizione generale. Durante lo studio vengono effettuati controlli regolari per misurare l’attività della malattia, i livelli di anticorpi nel sangue, il numero di cellule B, la funzione dei reni e altri indicatori di infiammazione. Vengono inoltre valutati la qualità di vita dei partecipanti, la loro capacità di svolgere le attività quotidiane e il bisogno di continuare altri farmaci per controllare la malattia. Lo studio prevede visite di controllo fino a un anno dopo l’inizio del trattamento per verificare se la malattia rimane sotto controllo e per monitorare eventuali effetti indesiderati.

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