I disturbi della motilità gastrointestinale comprendono condizioni in cui il movimento del cibo attraverso l’apparato digerente è compromesso. Attualmente sono in corso 2 studi clinici che valutano nuovi approcci terapeutici per questi disturbi, concentrandosi sulla prevenzione della stitichezza in pazienti con lesioni cerebrali e sul miglioramento della motilità esofagea in pazienti con difficoltà di deglutizione.
Studi Clinici in Corso sul Disturbo della Motilità Gastrointestinale
I disturbi della motilità gastrointestinale rappresentano una sfida significativa per molti pazienti, influenzando la qualità della vita e richiedendo spesso interventi terapeutici complessi. La ricerca clinica attuale sta esplorando nuove opzioni di trattamento per migliorare la funzione digestiva e alleviare i sintomi associati a queste condizioni. In questo articolo vengono presentati in dettaglio gli studi clinici attualmente attivi che potrebbero offrire nuove speranze ai pazienti affetti da disturbi della motilità gastrointestinale.
Studi Clinici Disponibili
Attualmente sono disponibili 2 studi clinici focalizzati sul disturbo della motilità gastrointestinale. Questi studi stanno valutando l’efficacia di diversi farmaci e approcci terapeutici per affrontare le specifiche manifestazioni di questa condizione.
Studio sul Naloxegol per la Prevenzione della Stitichezza in Pazienti con Lesioni Cerebrali e Uso di Oppioidi
Localizzazione: Francia
Questo studio clinico si concentra su pazienti che hanno subito un trauma cranico o un tipo di emorragia cerebrale nota come emorragia meningea. Queste condizioni possono causare problemi con il movimento del cibo attraverso l’apparato digerente, noti come disturbi della motilità gastrointestinale. Lo studio sta valutando l’uso di un farmaco chiamato Moventig, che contiene il principio attivo naloxegol ossalato. Questo farmaco viene testato per verificare se può aiutare a prevenire la stitichezza e le infezioni polmonari in pazienti che ricevono forti farmaci antidolorifici, noti come oppioidi, durante il ricovero in terapia intensiva.
Lo scopo dello studio è valutare l’efficacia del naloxegol nella prevenzione della stitichezza precoce e delle infezioni polmonari in pazienti con lesioni cerebrali trattati con oppioidi. I partecipanti allo studio riceveranno il farmaco o un placebo, che ha l’aspetto del farmaco ma non contiene il principio attivo. Lo studio seguirà i pazienti per verificare se presentano movimenti intestinali o infezioni polmonari durante il ricovero ospedaliero.
Criteri di inclusione principali:
- Età di 18 anni o superiore
- Ricovero in terapia intensiva per trauma cranico o emorragia subaracnoidea
- Ricezione di sedazione per protezione cerebrale, utilizzando farmaci antidolorifici specifici chiamati morfinomimetici (Sufentanil, Fentanil, Remifentanil o Morfina) somministrati per via endovenosa per meno di 24 ore
- Necessità prevista di ventilazione meccanica e sedazione per almeno 48 ore
- Monitoraggio della pressione intracranica programmato
- Nutrizione enterale programmata tramite sondino
- Affiliazione o beneficio da un regime di previdenza sociale
Farmaco in studio: Il naloxegol è un farmaco utilizzato in questo studio per prevenire la stitichezza causata dall’uso di oppioidi in pazienti con lesioni cerebrali. Funziona bloccando gli effetti degli oppioidi sull’intestino, contribuendo a mantenere movimenti intestinali normali. Questo farmaco viene testato anche per verificare se può ridurre il rischio di infezioni polmonari che possono verificarsi quando i pazienti sono sotto ventilazione meccanica.
Durante lo studio, i ricercatori monitoreranno vari aspetti della salute dei pazienti, come la loro capacità di raggiungere obiettivi nutrizionali, la necessità di farmaci aggiuntivi per gestire il vomito o la stitichezza, e la durata della ventilazione meccanica necessaria. Lo studio seguirà anche il recupero complessivo dei pazienti per un periodo di sei mesi, utilizzando una scala chiamata Glasgow Outcome Scale Extended (GOSE), che misura il recupero dopo lesioni cerebrali. Lo studio dovrebbe continuare fino a settembre 2026.
Studio sugli Effetti del Buspirone Cloridrato per Pazienti con Motilità Esofagea Debole o Assente
Localizzazione: Belgio
Questo studio clinico si concentra sugli effetti di un farmaco chiamato buspirone cloridrato su persone che sperimentano difficoltà di deglutizione dovute a movimenti muscolari deboli o assenti nell’esofago, una condizione nota come disfagia. L’esofago è il tubo che trasporta il cibo dalla bocca allo stomaco, e in alcune persone non muove il cibo efficacemente, causando problemi di deglutizione. Lo studio mira a comprendere come il buspirone cloridrato, che viene assunto come compressa, possa aiutare a migliorare il movimento dell’esofago e alleviare i sintomi della disfagia.
I partecipanti allo studio riceveranno una compressa di buspirone cloridrato o una compressa placebo, che ha l’aspetto del farmaco ma non contiene il principio attivo. Lo studio è progettato per confrontare gli effetti del farmaco vero con il placebo per verificare se vi è un miglioramento significativo nel movimento esofageo e nei sintomi di deglutizione. Lo studio utilizzerà un test speciale chiamato manometria esofagea ad alta risoluzione, che misura la pressione e il movimento all’interno dell’esofago, per valutare gli effetti del trattamento.
Criteri di inclusione principali:
- Motilità inefficace o contrattilità assente identificata tramite test HRiM (manometria ad alta risoluzione con impedenza)
- Lamentela primaria di disfagia (difficoltà di deglutizione) per almeno 2 mesi
- Età superiore a 18 anni
- Assenza di causa anatomica per i sintomi (nessun blocco fisico o anomalia che causi problemi di deglutizione)
- Assenza di ernia iatale di 3 cm o più grande
- Le donne sessualmente attive in età fertile devono utilizzare una forma appropriata di contraccezione durante la partecipazione allo studio
Farmaco in studio: Il buspirone è un farmaco che viene testato in questo studio clinico per verificare come influenza il movimento dell’esofago. Le persone con scarsa motilità esofagea hanno spesso difficoltà a deglutire, e questo studio sta valutando se il buspirone possa aiutare a migliorare il modo in cui l’esofago si muove e quanto bene può trasportare il cibo. Lo studio utilizza test speciali per misurare questi effetti, e l’obiettivo è verificare se il buspirone può rendere la deglutizione più facile per le persone con questa condizione.
Lo studio si svolgerà in un periodo di tempo durante il quale i partecipanti saranno sottoposti a diverse valutazioni per monitorare i cambiamenti nella loro condizione. L’obiettivo è determinare se il buspirone cloridrato possa essere un trattamento efficace per migliorare la motilità esofagea e ridurre i sintomi della disfagia. Questa ricerca potrebbe potenzialmente portare a migliori opzioni di gestione per le persone che soffrono di questa condizione.
Riepilogo
Gli studi clinici attualmente in corso sul disturbo della motilità gastrointestinale rappresentano importanti opportunità per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche. Il primo studio, condotto in Francia, si concentra su una popolazione particolarmente vulnerabile di pazienti in terapia intensiva con lesioni cerebrali, valutando il naloxegol per prevenire complicanze gastrointestinali legate all’uso di oppioidi. Questo approccio è innovativo in quanto mira non solo a migliorare il comfort del paziente prevenendo la stitichezza, ma anche a ridurre il rischio di infezioni polmonari associate alla ventilazione meccanica.
Il secondo studio, condotto in Belgio, esplora l’uso del buspirone per migliorare la motilità esofagea in pazienti con disfagia. Questo farmaco, tradizionalmente utilizzato per altri scopi, viene ora valutato per i suoi potenziali benefici nel trattamento di disturbi della motilità dell’esofago, aprendo nuove possibilità terapeutiche per una condizione che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita.
Entrambi gli studi utilizzano metodologie rigorose, incluso l’uso di placebo e valutazioni oggettive, per garantire risultati affidabili. I pazienti interessati a partecipare a questi studi dovrebbero consultare i propri medici per verificare l’idoneità e discutere i potenziali benefici e rischi della partecipazione. Questi studi rappresentano passi importanti verso una migliore comprensione e gestione dei disturbi della motilità gastrointestinale.












