Il dolore vulvovaginale è una condizione che colpisce molte donne in tutto il mondo, eppure rimane difficile da diagnosticare e spesso incompresa. Capire quando cercare aiuto medico e come i medici identificano questo dolore è il primo passo per trovare sollievo.
Introduzione: Chi Dovrebbe Sottoporsi alla Diagnostica
Se avverti dolore persistente, bruciore, punture o disagio nella zona intorno all’esterno della vagina che dura per tre mesi o più, è consigliabile cercare una valutazione medica. Questo tipo di dolore, spesso chiamato vulvodinia, può influenzare significativamente la tua qualità di vita, rendendo difficili o addirittura impossibili attività quotidiane come stare sedute, fare esercizio fisico o avere rapporti intimi.[1]
Dovresti considerare di cercare aiuto medico se il dolore interferisce con l’inserimento degli assorbenti interni, rende i rapporti sessuali scomodi o insopportabili, o semplicemente non scompare nonostante le cure domestiche. Il dolore potrebbe manifestarsi come bruciore, pulsazione, punture, prurito, sensazione di carne viva o indolenzimento. A volte il dolore inizia da solo, altre volte compare solo quando l’area viene toccata.[2]
Molte donne esitano a discutere del dolore vulvare con i loro medici a causa dell’imbarazzo o perché credono che il problema possa essere psicologico. Tuttavia, la vulvodinia è una condizione medica reale che merita la dovuta attenzione. Il dolore non è nella tua testa—è nella tua vulva. Purtroppo, molte donne visitano più medici prima di ricevere una diagnosi accurata: gli studi dimostrano che il 60% delle donne che cercano trattamento ha consultato tre o più medici prima di trovare risposte.[10]
La vulvodinia può colpire donne di tutte le età, dalle giovani adulte fino a quelle di 80 anni e oltre, anche se la maggior parte delle donne diagnosticate ha tra i 20 e i 60 anni. Chiunque abbia una vulva può sperimentare questo tipo di dolore.[2] La ricerca suggerisce che fino al 16% delle donne può sperimentare la vulvodinia ad un certo punto della loro vita, rendendola molto più comune di quanto si pensasse in precedenza.[7]
Metodi Diagnostici
Diagnosticare il dolore vulvovaginale richiede un approccio attento e approfondito perché la condizione non ha un singolo test che possa confermarla. Invece, i medici utilizzano un processo chiamato diagnosi per esclusione, il che significa che devono escludere altre possibili cause del dolore vulvare prima di concludere che hai la vulvodinia.[4]
Anamnesi e Discussione Medica
Il tuo percorso diagnostico inizia tipicamente con una conversazione dettagliata con il tuo medico. Il dottore ti farà domande sulla durata del tuo dolore, quando è iniziato e cosa lo migliora o peggiora. Vorranno sapere della tua storia medica e chirurgica, eventuali precedenti infezioni vaginali, allergie, condizioni della pelle e trattamenti che hai già provato.[13]
Il tuo medico potrebbe anche farti domande sulla tua storia sessuale e se i rapporti sessuali causano dolore. Queste domande non hanno lo scopo di metterti a disagio ma di aiutare a identificare modelli e potenziali fattori contribuenti. Alcune donne trovano utile portare un elenco scritto dei sintomi, anche quelli che possono sembrare non correlati, per assicurarsi che nulla venga trascurato durante l’appuntamento.[11]
Esame Fisico
Dopo aver discusso i tuoi sintomi, il tuo medico probabilmente eseguirà un esame fisico della tua vulva e vagina. Puoi richiedere di vedere una dottoressa se questo ti fa sentire più a tuo agio, e puoi anche chiedere che qualcun altro sia presente nella stanza durante l’esame.[8]
L’esame comporta l’osservazione attenta dell’area genitale esterna per verificare la presenza di segni di infezione, disturbi della pelle o altre anomalie visibili. Tuttavia, nella maggior parte dei casi di vulvodinia, la vulva appare completamente normale anche se è dolorosa.[5]
Test del Tampone di Cotone
Uno degli strumenti diagnostici più importanti per la vulvodinia è il test del tampone di cotone. Durante questo test, il medico tocca delicatamente diverse aree della tua vulva con un tampone di cotone inumidito per identificare esattamente dove si trova il dolore e quanto è grave. Ti verrà chiesto di descrivere come si sente il dolore e di valutarne l’intensità come lieve, moderata o grave.[11]
Questo test aiuta a distinguere tra vulvodinia localizzata, dove il dolore è concentrato in un punto specifico (come l’area intorno all’apertura vaginale o il clitoride), e vulvodinia generalizzata, dove il dolore si diffonde su più aree della vulva. Il test aiuta anche a determinare se il tuo dolore è provocato (innescato dal tocco o dalla pressione) o spontaneo (che si verifica spontaneamente senza alcun innesco).[2]
Test di Laboratorio e Tamponi
Poiché la vulvodinia è una diagnosi per esclusione, il tuo medico deve escludere infezioni e altre condizioni che possono causare sintomi simili. Un campione di secrezione vaginale può essere raccolto utilizzando un tampone e testato per infezioni da lieviti, infezioni batteriche o infezioni sessualmente trasmissibili. I test possono includere un esame a fresco, misurazione del pH vaginale, coltura fungina o colorazione di Gram.[13]
Questi test sono importanti perché condizioni come il mughetto cronico (candida), la vaginosi batterica e altre infezioni possono causare dolore vulvare che assomiglia alla vulvodinia. Tuttavia, a differenza della vulvodinia, queste infezioni hanno cause identificabili e possono essere trattate con farmaci specifici.[3]
Biopsia
Se la tua pelle vulvare appare insolita o scolorita durante l’esame, il tuo medico potrebbe raccomandare una biopsia. Questo comporta la rimozione di un piccolo campione di tessuto cutaneo dalla vulva e l’invio a un laboratorio per l’analisi. Una biopsia aiuta a escludere condizioni della pelle come il lichen sclerosus, il lichen planus o altri disturbi dermatologici che possono causare dolore vulvare.[11]
La biopsia è una procedura minore tipicamente eseguita nell’ambulatorio del medico utilizzando anestesia locale per intorpidire l’area. Anche se può sembrare preoccupante, fornisce informazioni preziose che aiutano a garantire che tu riceva la diagnosi e il trattamento corretti.[4]
Esami del Sangue
In alcuni casi, il tuo medico potrebbe ordinare esami del sangue per controllare i tuoi livelli ormonali, inclusi estrogeni, progesterone e testosterone. Gli squilibri o le carenze ormonali possono contribuire al dolore vulvare in alcune donne, in particolare quelle che assumono contraccettivi ormonali o che stanno attraversando la menopausa.[11]
Valutazione dei Muscoli del Pavimento Pelvico
Durante l’esame pelvico, il tuo medico può anche valutare i tuoi muscoli del pavimento pelvico inserendo delicatamente un dito guantato nella tua vagina per verificare la presenza di sensibilità muscolare o spasmi. La disfunzione del pavimento pelvico—quando i muscoli che sostengono gli organi pelvici sono troppo tesi, troppo deboli o non coordinati—è spesso associata alla vulvodinia e può essere un fattore contribuente significativo al dolore.[11]
Invio a Specialisti
Se il tuo medico di base o ginecologo non riesce a identificare la causa del tuo dolore vulvare o se i trattamenti iniziali non forniscono sollievo, potresti essere indirizzata a specialisti. Questi possono includere uno specialista di salute femminile (ginecologo con esperienza in condizioni vulvari), un dermatologo (per problemi della pelle), uno specialista del dolore, un fisioterapista del pavimento pelvico o uno psicologo specializzato in dolore cronico o salute sessuale.[5]
Non tutti i medici hanno familiarità con la vulvodinia e alcuni potrebbero concludere erroneamente che il dolore sia di natura psicologica. Se senti che le tue preoccupazioni non vengono prese sul serio o se non stai trovando sollievo, cercare un secondo parere è del tutto ragionevole e spesso necessario.[5]
Diagnostica per la Qualificazione agli Studi Clinici
Gli studi clinici che indagano nuovi trattamenti per il dolore vulvovaginale richiedono tipicamente criteri diagnostici specifici per garantire che i partecipanti abbiano veramente la vulvodinia e non un’altra condizione. Sebbene le fonti fornite non contengano informazioni dettagliate su test specifici utilizzati esclusivamente per l’arruolamento negli studi clinici, le procedure diagnostiche standard rimangono essenziali per qualificare le pazienti.
Gli studi clinici generalmente richiedono la documentazione che il dolore vulvare sia persistito per almeno tre mesi senza una causa infettiva, dermatologica o altra causa medica identificabile. Questo significa che le partecipanti devono essersi sottoposte al processo diagnostico standard, inclusa la revisione dell’anamnesi medica, l’esame fisico, il test del tampone di cotone e i test di laboratorio per escludere infezioni e altre condizioni.[4]
I ricercatori possono utilizzare scale del dolore standardizzate o questionari per valutare la gravità e l’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana e sulle relazioni intime. Alcuni studi possono richiedere valutazioni di base della funzione dei muscoli del pavimento pelvico, dei livelli ormonali o del benessere psicologico per comprendere meglio come i trattamenti influenzano diversi aspetti della condizione.
Se sei interessata a partecipare alla ricerca clinica sulla vulvodinia, il tuo medico può aiutare a determinare se soddisfi i criteri di ammissibilità in base ai tuoi risultati diagnostici e alla tua storia medica. Partecipare agli studi clinici non solo fornisce accesso a trattamenti potenzialmente nuovi, ma contribuisce anche al progresso delle conoscenze mediche che potrebbero aiutare altre donne in futuro.

