Lo studio riguarda bambini e ragazzi con cancro che sviluppano neutropenia febbrile, una situazione in cui la febbre compare quando i globuli bianchi sono molto bassi e il corpo difende peggio dalle infezioni. L’obiettivo è valutare se sia sicuro interrompere prima la terapia antibiotica in chi mostra un miglioramento clinico, con febbre scomparsa, condizioni stabili e segni di infezione batterica non dimostrati. I trattamenti in studio sono diversi antibiotici usati per via endovenosa o orale, tra cui cefepime, teicoplanin, metronidazole, meropenem, tazobactam, vancomycin, levofloxacin, ciprofloxacin, ceftazidime, amikacin e piperacillin.
Si tratta di uno studio in cui i partecipanti vengono assegnati in modo casuale a due gruppi. In un gruppo gli antibiotici vengono sospesi prima, mentre nell’altro la terapia continua secondo la pratica abituale. Dopo l’inizio dell’episodio di febbre e neutropenia, l’andamento viene seguito per circa 28 giorni per osservare se la situazione si risolve senza problemi. Durante lo studio vengono controllati febbre, esami del sangue, eventuali segni di infezione e la comparsa di effetti indesiderati.
Le infezioni studiate rientrano nelle malattie infettive. Lo scopo è capire se fermare prima gli antibiotici sia sicuro in questi casi selezionati, senza segni di infezione batterica grave. La valutazione considera soprattutto se non si verificano eventi come morte, ingresso in terapia intensiva, sepsi (una grave reazione del corpo a un’infezione) o infezioni batteriche documentate.



Spagna