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	<title>Encefalite autoimmune | Rete Europea di Informazione sugli Studi Clinici</title>
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	<description>Colleghiamo i pazienti con gli studi clinici</description>
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	<title>Encefalite autoimmune | Rete Europea di Informazione sugli Studi Clinici</title>
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		<title>Studio con 18F-DPA-714 PET per valutare la neuroinfiammazione in pazienti con encefalite autoimmune</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:33:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo studio riguarda l&#8217;encefalite autoimmune, una malattia in cui il sistema immunitario attacca per errore il cervello causando infiammazione. Questa condizione può provocare vari sintomi come confusione, problemi di memoria, cambiamenti del comportamento e crisi epilettiche. Durante lo studio verrà utilizzato un tracciante radioattivo chiamato 18F-DPA-714, che viene iniettato in vena e permette di vedere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo studio riguarda l&#8217;<b>encefalite autoimmune</b>, una malattia in cui il sistema immunitario attacca per errore il cervello causando infiammazione. Questa condizione può provocare vari sintomi come confusione, problemi di memoria, cambiamenti del comportamento e crisi epilettiche. Durante lo studio verrà utilizzato un tracciante radioattivo chiamato <b>18F-DPA-714</b>, che viene iniettato in vena e permette di vedere l&#8217;infiammazione nel cervello attraverso una scansione speciale chiamata <b>PET</b>. Lo scopo dello studio è verificare se questa sostanza radioattiva possa essere un buon indicatore per misurare l&#8217;infiammazione del cervello nelle persone con encefalite autoimmune, confrontando i risultati ottenuti dai pazienti con quelli di persone sane.</p>
<p>Durante lo studio i partecipanti riceveranno un&#8217;iniezione della sostanza <b>18F-DPA-714</b> e successivamente verrà eseguita una scansione PET del cervello per osservare come questa sostanza si lega alle aree infiammate. I ricercatori misureranno quello che viene chiamato potenziale di legame, che indica quanto la sostanza si attacca ai tessuti cerebrali infiammati. Questi valori verranno poi confrontati tra i pazienti con encefalite autoimmune e le persone sane per capire se ci sono differenze significative. Lo studio includerà persone di età compresa tra i 18 e gli 80 anni che hanno ricevuto una diagnosi recente di encefalite autoimmune con sintomi presenti da meno di sei mesi.</p>
<p>I ricercatori esamineranno diverse regioni del cervello per vedere dove l&#8217;infiammazione è più evidente e confronteranno i risultati di questa nuova tecnica di imaging con altri esami tradizionalmente usati per diagnosticare l&#8217;encefalite autoimmune. Verrà anche valutato se esiste una relazione tra l&#8217;intensità dell&#8217;infiammazione misurata con la scansione e la gravità dei sintomi clinici che i pazienti presentano. L&#8217;obiettivo finale è determinare se questa tecnica di imaging può diventare uno strumento utile per identificare e monitorare l&#8217;infiammazione cerebrale in questa malattia.</p>
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		<title>Studio sull&#8217;efficacia e sicurezza di Satralizumab in pazienti con encefalite autoimmune mediata da NMDAR o LGI1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:26:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo studio clinico si concentra sullencefalite autoimmune mediata da NMDAR o LGI1, una condizione in cui il sistema immunitario attacca il cervello, causando infiammazione. Questo può portare a sintomi come confusione, perdita di memoria e convulsioni. Il trattamento in esame è il satralizumab, un farmaco somministrato tramite iniezione sottocutanea, che potrebbe aiutare a ridurre l&#8217;infiammazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo studio clinico si concentra sull<b>encefalite autoimmune</b> mediata da <b>NMDAR</b> o <b>LGI1</b>, una condizione in cui il sistema immunitario attacca il cervello, causando infiammazione. Questo può portare a sintomi come confusione, perdita di memoria e convulsioni. Il trattamento in esame è il <b>satralizumab</b>, un farmaco somministrato tramite iniezione sottocutanea, che potrebbe aiutare a ridurre l&#8217;infiammazione e migliorare i sintomi. Durante lo studio, alcuni partecipanti riceveranno un placebo, che è una sostanza senza effetto terapeutico, per confrontare i risultati.</p>
<p>L&#8217;obiettivo principale dello studio è valutare l&#8217;efficacia del <b>satralizumab</b> nel migliorare la disabilità e la gravità clinica nei pazienti con questa forma di encefalite autoimmune. I partecipanti saranno monitorati per vedere se c&#8217;è un miglioramento di almeno un punto nella scala di valutazione della disabilità entro 24 settimane, senza necessità di terapie di emergenza. Inoltre, lo studio esaminerà la sicurezza e la tollerabilità del farmaco nel lungo termine.</p>
<p>Lo studio si svolgerà in due parti. Nella prima parte, si valuterà l&#8217;efficacia del <b>satralizumab</b> rispetto al placebo. Nella seconda parte, si continuerà a monitorare la sicurezza del farmaco. I partecipanti riceveranno il trattamento per un periodo massimo di 60 settimane e saranno sottoposti a controlli regolari per valutare i progressi e monitorare eventuali effetti collaterali. Questo studio mira a fornire nuove informazioni su come gestire meglio l<b>encefalite autoimmune</b> mediata da <b>NMDAR</b> o <b>LGI1</b>.</p>
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		<title>Studio sull&#8217;Efficacia e Sicurezza del Bortezomib nei Pazienti con Encefalite Autoimmune Grave</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:20:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo studio clinico si concentra sullencefalite autoimmune, una malattia in cui il sistema immunitario attacca il cervello, causando infiammazione. Questa condizione può portare a sintomi gravi come confusione, convulsioni e problemi di memoria. Il trattamento in esame è il bortezomib, un farmaco che potrebbe aiutare a ridurre l&#8217;infiammazione e migliorare i sintomi nei pazienti con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo studio clinico si concentra sull<b>encefalite autoimmune</b>, una malattia in cui il sistema immunitario attacca il cervello, causando infiammazione. Questa condizione può portare a sintomi gravi come confusione, convulsioni e problemi di memoria. Il trattamento in esame è il <b>bortezomib</b>, un farmaco che potrebbe aiutare a ridurre l&#8217;infiammazione e migliorare i sintomi nei pazienti con questa malattia. Il bortezomib viene somministrato insieme a una soluzione di <b>salina</b> per iniezione.</p>
<p>Lo scopo dello studio è valutare l&#8217;efficacia e la sicurezza del bortezomib nei pazienti con encefalite autoimmune grave. I partecipanti allo studio riceveranno il trattamento per un periodo massimo di 9 settimane. Durante questo periodo, verranno monitorati per osservare eventuali miglioramenti nei sintomi e per verificare la sicurezza del farmaco. Alcuni partecipanti potrebbero ricevere un <b>placebo</b> invece del bortezomib, per confrontare i risultati tra i due gruppi.</p>
<p>Lo studio è progettato per essere &#8220;doppio cieco&#8221;, il che significa che né i partecipanti né i medici sapranno chi riceve il bortezomib e chi il placebo, per garantire risultati imparziali. I risultati verranno valutati a intervalli regolari fino a 17 settimane dopo l&#8217;inizio del trattamento, per determinare l&#8217;efficacia del bortezomib nel migliorare i sintomi dell&#8217;encefalite autoimmune. Lo studio mira a fornire nuove informazioni su come trattare questa malattia complessa e migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti.</p>
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		<title>Studio sull&#8217;encefalite da recettore anti-NMDA: valutazione di inebilizumab per pazienti con questa condizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:18:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo studio clinico si concentra sullencefalite anti-NMDA, una malattia rara che colpisce il cervello e può causare cambiamenti nel comportamento e nella funzione mentale. L&#8217;obiettivo principale è valutare l&#8217;efficacia e la sicurezza di un farmaco chiamato inebilizumab in confronto a un placebo. Linebilizumab è un farmaco sperimentale somministrato per via endovenosa, che potrebbe aiutare a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo studio clinico si concentra sull<b>encefalite anti-NMDA</b>, una malattia rara che colpisce il cervello e può causare cambiamenti nel comportamento e nella funzione mentale. L&#8217;obiettivo principale è valutare l&#8217;efficacia e la sicurezza di un farmaco chiamato <b>inebilizumab</b> in confronto a un placebo. L<b>inebilizumab</b> è un farmaco sperimentale somministrato per via endovenosa, che potrebbe aiutare a ridurre i sintomi dell&#8217;encefalite anti-NMDA. Durante lo studio, i partecipanti riceveranno anche cure standard, che possono includere trattamenti come <b>methylprednisolone</b> e <b>immunoglobuline umane normali</b>.</p>
<p>Oltre all<b>inebilizumab</b>, lo studio prevede l&#8217;uso di altri farmaci per gestire i sintomi e migliorare il comfort dei partecipanti. Questi includono <b>cetirizina</b>, un antistaminico, e <b>paracetamolo</b>, un farmaco comune per ridurre la febbre e il dolore. In alcuni casi, potrebbe essere necessario utilizzare <b>cyclophosphamide</b> come terapia di salvataggio. Lo studio è progettato per durare diverse settimane, durante le quali i partecipanti saranno monitorati attentamente per valutare i cambiamenti nei sintomi e qualsiasi effetto collaterale.</p>
<p>Il trattamento con <b>inebilizumab</b> sarà confrontato con un placebo per determinare se il farmaco è più efficace nel migliorare la disabilità associata all&#8217;encefalite anti-NMDA. I risultati saranno misurati utilizzando una scala chiamata mRS, che valuta il livello di disabilità. Lo studio mira a fornire nuove informazioni su come trattare questa malattia complessa e migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti.</p>
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